Euro e petrolio, ancora record

La moneta a 1,5302 dollari, il barile a 104,64. L'oro è ormai vicino a quota 1.000 dollari. Recuperano i listini europei. Bce, oggi la riunione

Milano - Non si ferma l’euro, corrono i prezzi del petrolio e punta verso quota 1.000 dollari l’oro: se non fosse per il recupero delle Borse europee, in forte rialzo, quella di ieri sarebbe stata un’altra giornata nera per i mercati, sottoposti allo stress provocato dai timori di recessione e di inflazione crescente.

L’amministrazione Bush continua a rifiutare l’ipotesi di scenari così funesti, ma sono bastate le parole pronunciate ieri dal segretario al Tesoro Usa, Hank Paulson, sul «sensibile rallentamento» subìto dall’economia e «la frenata da inizio anno» riferita dalla Fed nel Beige Book per proiettare l’euro fino a 1,5302 dollari, massimo di sempre. Con buona probabilità il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, lancerà oggi l’allarme sull’eccessiva esuberanza della moneta unica e inviterà l’America a non limitarsi a semplici dichiarazioni d’intenti sull’interesse verso un dollaro forte. Ma l’Eurotower, oltre ad annunciare le nuove previsioni di crescita 2008 (al ribasso), lascerà ancora fermi al 4% i tassi, spianando la strada a ulteriori apprezzamenti dell’euro. Gli analisti sono tuttavia convinti che l’istituto di Francoforte, messo spalle al muro dal peggioramento della congiuntura, taglierà una prima volta il costo del denaro di un quarto di punto in giugno e di un altro 0,25% in settembre.

Resta da verificare quanto le scelte di Trichet saranno condizionate dalla variabile greggio, a causa dell’inevitabile impatto su un’inflazione già al 3% (ben oltre il target di riferimento della Bce, al 2%), ma pronta a schizzare ancora più in alto se le quotazioni del barile non si raffredderanno. Per ora, segnali in questa direzione non se ne vedono: il petrolio ha raggiunto ieri a New York i 104,64 dollari, ennesimo record cui hanno contribuito il calo delle scorte Usa e la decisione Opec di mantenere invariate le quote di produzione nonostante l’invito di Bush a incrementare l’output.

Il primato del greggio ha così innescato quello dell’oro, balzato a 995,20 dollari l’oncia, un valore che racchiude inoltre la debolezza del dollaro e le paure di una volata dei prezzi negli Usa. Le Borse europee hanno tuttavia ignorato le cattive notizie, preferendo concentrarsi sull’aumento superiore alle attese dell’indice dei servizi dell’economia Usa. Gli indici hanno guadagnato circa il 2%, con Milano in rialzo del 2,31%, mentre Wall Street e Nasdaq sono avanzate, rispettivamente, dello 0,35 e dello 0,52%. Gli indici americani hanno un po’ risentito dal crollo di Ambac dopo l’annuncio di un piano di ricapitalizzazione e dalle note di preoccupazione espresse dalla Fed sul mercato del lavoro («assunzioni in calo»), sul settore immobiliare («basso» livello di vendite), sui consumi privati («deludenti») e sull’attività dell’industria («debole o in rallentamento».