Euro, occupazione e inflazione Usa deprimono i mercati

Nell’ultima seduta di venerdì il futures S&P/Mib ha perso quota 38000, dopo ben quindici giorni di oscillazione all’interno della fascia di prezzo 38100-38900, chiudendo a 37810. I segnali sul fronte economico sono contrastanti e ciò che più preoccupa gli economisti è il carovita che in Italia secondo i dati Istat ha raggiunto il 2,6 % annuo. Dello stesso segno è la stima flash di Eurostat che prevede nell’eurozona un tasso annuo di inflazione al 3,1 %. Ulteriore motivo di criticità per la gestione della politica monetaria è l’espansione della media mobile a tre mesi della massa monetaria M3 cresciuta del 11,9%. Questo scenario suggerisce di mantenere l’esposizione in obbligazioni a tasso variabile. Molto di questa spinta inflazionistica è dovuta al prezzo del petrolio che naviga stabilmente intorno ai 100 dollari al barile. Il posizionamento sulle utilities, e in particolare sugli energetici, si è rivelato una carta vincente. In Usa è stato deludente il dato sul tasso di disoccupazione risultato al 5% in dicembre. Il giudizio di molti analisti in questo momento è di attendere la formazione di prezzi più interessanti per intervenire sull’azionario.