«Un euro speso in infrastrutture ne rende 2,3 a tutta la regione»

Un aumento dell’indotto commerciale del 15 per cento e un effetto moltiplicatore per il Pil regionale che restituirebbe al territorio lombardo 2,3 euro per ogni euro speso nella realizzazione di strade e autostrade. L’impatto economico di Brebemi, Pedemontana e Tangenziale est esterna, le tre opere pubbliche prioritarie secondo imprese e istituzioni che le hanno messe al centro anche dell’agenda politica nazionale, si può riassumere in queste due cifre, a cui va aggiunto il miliardo di euro risparmiato grazie agli spostamenti più rapidi.
Calcoli elaborati da Lanfranco Senn, docente di Economia regionale alla Bocconi, che nei giorni scorsi ha anche snocciolato le cifre davanti ai parlamentari locali riuniti nella sede di Assolombarda. «Se Milano diventasse più accessibile, la gente la sceglierebbe maggiormente sia per fare spese, che per turismo, ma anche per partecipare a fiere e convegni - spiega Senn -: oltre all’incremento del 15 per cento nell’indotto commerciale, aumenterebbe l’attrattiva di Milano per i servizi alle imprese, dalle banche alle assicurazioni, al marketing. Nella nostra provincia, la crescita del mercato potenziale per queste attività sarebbe la più alta d’Italia».
Letta al contrario: se i 175 chilometri complessivi previsti per le tre reti viarie rimanessero solo sulla carta, non sarebbe solo il traffico a risentirne, ma soprattutto il mancato sviluppo dell’intero territorio. «Si può definire un effetto moltiplicatore che queste grandi opere avrebbero sull’economia regionale - continua il docente della Bocconi -: le aziende di nuovo insediamento grazie ai migliori servizi farebbero investimenti, assumerebbero persone e pagherebbero stipendi. Tutto questo mette in moto un valore economico di 2,3 euro per ogni euro speso in infrastrutture». Senza contare che con la Brebemi e la Tem non realizzate si imporrebbe un freno alle potenzialità dell’area più dinamica della Lombardia dal punto di vista imprenditoriale: quell’asse Milano-Bergamo-Brescia che negli ultimi anni sembra essersi sostituito al triangolo tradizionale Milano-Como-Varese, area del tessile, del mobile e della meccanica. L’impatto delle grandi opere sul territorio non si misura però solo in euro. Con i 55 chilometri di Brebemi percorribili, lo studio realizzato da Senn calcola che entro il 2015 la tratta Milano-Venezia verrebbe coperta risparmiando oltre un quarto del tempo attuale. Tagli ancora più drastici ai tempi di percorrenza su altre vie di collegamento se verranno portate a termine anche le altre infrastrutture prioritarie secondo la “Legge Obiettivo”: risparmieremmo quasi il 40 per cento del tempo per andare a Bologna e Torino. La Brebemi, su cui viaggeranno circa 55mila veicoli al giorno, dovrebbe inoltre tagliare drasticamente il numero di incidenti che sulla tratta Milano-Brescia sono più del doppio rispetto al resto della rete autostradale italiana: 7,6 sinistri per chilometro contro i 3 della media nazionale nel primo semestre del 2005. La realizzazione delle tre grandi opere, per le quali attualmente un calendario realistico può far ipotizzare la fine dei lavori tra il 2010 e il 2014, dovrebbe portare la Lombardia ad assomigliare un po’ di più al resto d’Italia per quanto riguarda la dotazione autostradale, anche se gli standard europei rimarrebbero ancora un miraggio: i chilometri percorribili per milione di abitanti passerebbero da 64 a 84, contro i 115 della media italiana. Irraggiungibili i 164 dei francesi e, soprattutto, i 225 della Spagna.