Eurobond, fumata nera: tra rigore e crescita è 0-0 Oggi la giornata decisiva

nostro inviato a Bruxelles

La prima giornata del Consiglio Ue di Bruxelles convocato per decidere i destini di Eurolandia si è sostanzialmente conclusa con un nulla di fatto. Troppo distanti le posizioni tra l’asse del rigore Germania-Finlandia-Olanda e quello della crescita Italia-Francia-Spagna per poter sperare, se non in un risultato, almeno in qualche preambolo alla soluzione della crisi del debito.
L’unica notizia positiva è rappresentata dal fatto che buona parte del vertice si è consumata su questioni legali relative alla modifica dei Trattati. Un flebile segnale che potrebbe anche far presagire il tentativo di un ridisegno dell’Unione e soprattutto del Fondo salva-stati (l’Efsf e il suo successore Esm) in funzione anticrisi. Parlare di «anti-spread» è quasi un tabù a causa della resistenza tedesca a sovvenzionare i paesi «spendaccioni» senza un impegno stringente. E così, ieri pomeriggio, mentre i premier di Spagna e Italia, Mariano Rajoy e Mario Monti, erano convinti che in merito agli interventi finanziari di breve termine si dovesse discutere solo delle tre proposte sul campo. La prima: seniority ossia prestiti dell’Esm agli Stati in difficoltà. Quindi l’iniezione di capitale nelle banche. Poi gli acquisti anti-spread, ipotesi che prende corpo in nottata con i fondi di salvataggio Esm-Efsf dotati di licenza bancaria e che utilizzino questi fondi per acquistare titoli di Stato.
In serata la Finlandia ha messo sul tavolo un’altra opzione: l’emissione di covered bond. Dalla «finanza creativa» per sostenere i Paesi in difficoltà si è così passati alla «finanza strutturata», quella delle grandi banche d’affari. I covered bond, infatti, sono particolari obbligazioni garantite da un asset specifico (immobili, fondi propri o entrate fiscali create con una tassa ad hoc). L’Esm, e quindi l’Ue, in questo caso, rappresenterebbe solo una sorta di garante: se l’emissione avviene a un tasso troppo elevato può acquistarne un po’ per sistemare le cose. «Non c’è una mutualizzazione del debito, ma se un Paese finisce nei guai c’è la possibilità, entro certi limiti, di supportarlo: è una via di mezzo», ha spiegato il ministro finlandese egli affari europei Alexander Stubb sottolineando che in questo modo si abbasserebbero i tassi i Spagna e Italia. D’altronde, «la Finlandia l’ha già fatto negli anni ’90 con ottimi risultati».
Una soluzione che però sul debito non garantito non dà nessuna sicurezza e che, per questo motivo, è stata rispedita al mittente dall’Italia. Tatticismo germano-finnico? Probabilmente sì, l’intenzione dell’«asse del Nord Europa» è ributtare la palla nell’altro campo costringendo Spagna e Italia ad accettare quel commissariamento «zarista» che tanto piace a Frau Merkel. Tatticismo mascherato da un’insolita disponibilità germanica a discutere del ruolo di Esm ed Efsf. E che la stessa Grecia, attraverso una lettera dell’assente premier Samaras, intende respingere al mittente con la rinegoziazione del piano di austerity. Certo, l’annullamento della conferenza stampa di Merkel e del presidente del Consiglio Ue Van Rompuy fa dubitare della volontà di una chiusura in tempi brevi, tanto che si parla di un possibile nuovo vertice a luglio. E, a sera, Monti fa filtrare un avvertimento alla Merkel: niente via libera alle misure sulla crescita dall’Italia se non ci sarà un accordo finale complessivo, incluso un meccanismo che tuteli i paesi virtuosi dallo spread.
Certo, l’Italia non ha messo in campo, secondo quanto si apprende, una «vera proposta scritta nero su bianco», per cui i margini di trattativa ci sono. Ma non induce all’ottimismo l’accoglienza negativa della golden rule, ossia l’esclusione della spesa per investimenti (soprattutto in infrastrutture) dal Patto di stabilità. La situazione di sostanziale stallo, riletta in controluce, appare nella sua desolante evidenza. Altro tema che ha impegnato il vertice è stato il nuovo Patto per la crescita, cioè la prospettiva di lungo termine per cui si impegnerà l’1% del Pil europeo (mille miliardi di euro) a sostenere lo sviluppo del Continente. Anzi, c’è di più la bozza predisposta al riconfermato presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker con il numero uno della Bce Mario Draghi apre timidamente alla prospettiva degli eurobond ma nel quadro di «un’unione fiscale e bancaria più forte» da esaminarsi nei prossimi vertici. Se l’argomento principe è stato quello di più lungo termine, mentre gli spread Btp-Bund sono ancora a quota 468 e le Borse europee (tranne Milano) fibrillano (e Goldman Sachs e Citigroup sono sempre più dubbiose sulla capacità di tenuta dell’Italia), è chiaro che qualcosa non ha funzionato a dovere.