Gli eurodeputati italiani sono i più pagati

Ma soltanto dal 2009 scatterà l’obbligo di documentare le spese sostenute

Alessandro M. Caprettini

da Roma

Forse ci siamo. Dopo un ventennio di discussioni, proposte, bocciature e controproposte, entro questo 2005 l’Europarlamento potrebbe finalmente dotarsi di uno “statuto” con cui, garanzie giuridiche a parte, si metterà ordine, tra l’altro, nella assurda e carissima giungla retributiva degli eurodeputati.
Trattandosi di materia infiammabile, bisogna procedere con cautela. La commissione giuridica (guidata dall’italiano Gargani) è stata incaricata ieri a Strasburgo dal presidente Borrell - dopo una conferenza dei capigruppo - di vagliare una proposta avanzata dalla presidenza lussemburghese. L’ipotesi messa in pista - e in pratica concordata tra le parti in causa dopo i tanti scontri - sarà presentata in aula nella seduta del 22 e 23 giugno a Bruxelles e a quel punto sottoposta prima alla commissione e poi al Consiglio dei capi di Stato e di governo che dovrebbero concedere il via libera nell’appuntamento di fine anno.
Ma non tutto è così facile come pare. E soprattutto tutto è lentissimo: se ogni tassello andrà regolarmente al suo posto, le nuove regole varranno infatti solo dalla prossima legislatura, e cioè dal 2009. Ma almeno dovrebbe finire lo «scandalo» dei rimborsi forfettari che ultimamente ha suscitato non poche polemiche. E infatti al regolare stipendio fin qui versato agli eurodeputati dai rispettivi Parlamenti nazionali - e che invece le nuove regole prevedono sia sborsato direttamente dal budget comunitario, così come le pensioni - si aggiungevano palate di danaro (queste di competenza Ue) per viaggi e soggiorni in quel di Bruxelles e Strasburgo senza obbligo di ricevute, tanto che il Times due giorni or sono ne ha parlato addirittura come di «corruzione legalizzata». Dal 2009 si cambia: rimborso dietro ricevuta. Magari in parecchi la pianteranno di viaggiare in economica e farsi rimborsare la prima classe o di consumare i pasti in mensa e farsi attribuire i costi di un ristorante di quelli segnalati nella guida Michelin.
Ma è ancora dura sull’entità degli stipendi. L’ipotesi messa a punto parla di un tetto di «7mila euro lordi» per i 730 eurodeputati, che fino ad ora ricevevano l’equivalente dei rispettivi parlamentari nazionali, più i rimborsi forfettari. Ma in tanti non sono affatto d’accordo. Prendete gli italiani: secondo la classifica fatta sempre dal Times erano largamente al primo posto nelle retribuzioni: 144mila euro e passa all’anno. In pratica, 12mila euro al mese, così come i loro colleghi deputati e senatori a Roma. Dover votare il dimezzamento del proprio salario non li rende esattamente felici. E poco importa se attualmente un polacco prende 7mila euro lordi l’anno e i lettoni solo 12mila (in 12 mesi, quanto un italiano in 30 giorni!). Ognuno guarda al suo portafoglio, non a quello degli altri...
Ancora ci sono resistenze a che siano gli stessi europarlamentari a pagarsi un terzo delle spese mediche e assicurative, senza contare il fatto che quando le regole saranno a regime ci sarà anche una imposizione fiscale europea cui i singoli governi potrebbero decidere una aggiunta secondo le rispettive regole fiscali nazionali.
La strada è ancora lunga, e in più già si prevede che si possa attuare una fase «transitoria» nella prossima legislatura. Ma certo, dopo i referendum francese e olandese, stavolta per gli eurodeputati sarà difficile sottrarsi alla riforma. Che, visti gli stipendi dei parlamentari nazionali, forse si potrebbe prendere in considerazione anche in altri Paesi. A cominciare dal nostro.