Euroderby, in aula l’ultrà del motorino

(...) poco o nulla. Immagini di qualità scadente, sfuocate e dove è impossibile, in sostanza, distinguere un ultrà dall’altro e, peggio, riconoscere una faccia e una persona (anche se alcuni fotogrammi, più nitidi, sono serviti per identificare altri due ultrà). Oltretutto la cassetta, balbettante reperto, è saltata fuori solo dopo settimane di richieste, viaggi a vuoto, pressing asfissiante da parte dell’avvocato Gorpia. Pasticci, a dimostrazione del fatto che la giustizia sa essere attorcigliata più di un fregio barocco. Restano i titoli dei giornali al momento della «cattura» di Saronni. Restano le parole e le didascalie riassumibili in un concetto: rieccolo. Sì, perché l’ultrà aveva una sfilza di precedenti lunga così, era fra gli sciagurati che avevano partecipato al folle lancio del motorino sugli spalti di San Siro e per questa storia era stato condannato, vantava nel suo poco lusinghiero curriculum diffide e rapporti della Digos. Un bel bilancio, all’età di 26 anni. E un personaggio ideale per costruire dotte analisi e preoccupate geremiadi sulla piaga del tifo violento.
Ma al momento degli incidenti era sulle gradinate del Meazza? No, a sentire lui e i suoi amici nerazzurri, usciti dal Meazza alla fine del primo tempo, con l’Inter ormai fuori gioco. No, per la Procura che gli contesta «il lancio dal settore secondo anello curva nord di un oggetto non identificato e di una bottiglia». La verità è nel filmato: saranno gli occhi del giudice a leggerlo.

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