Da euroentusiasti a euroscettici 7 italiani su 10

Cresce il giudizio negativo verso Bruxelles e la sua gestione della crisi

Eravamo uno dei Paesi più euroentusiasti, siamo diventati tra i più euroscettici. Non ne possiamo più dell’Europa e soprattutto dell’euro, la cui nascita avevamo festeggiato con un trasporto pari all’incoscienza di quello che stava per capitarci. Sono lontanissimi i tempi in cui pagavamo con speranza l’eurotassa del governo Prodi e applaudivamo lo stesso Prodi in veste di presidente della Commissione europea che varò e guidò la complicatissima operazione di sostituire le monete nazionali in mezzo continente.
Il crollo del credito degli italiani verso la moneta unica è certificato dai sondaggi dell’Ispo, l’istituto di ricerche di Renato Mannheimer. La domanda è secca: quanta fiducia direbbe di avere nell’euro? «Molta», risponde il 26 per cento del campione intervistato, «moltissima» appena il 3 per cento. Totale: 29 per cento di eurofavorevoli. Il restante 71 per cento si divide tra coloro che ne hanno «poca» (45 per cento) e pochissima (26).
Il dato è ancora più significativo se confrontato con i risultati di un’analoga indagine demoscopica condotta sempre dall’Ispo lo scorso gennaio: cinque mesi fa gli italiani euroentusiasti erano ancora il 43 per cento (36 per cento «molta fiducia» nella valuta unica e 7 «moltissima»): sempre in minoranza, ma non ai livelli attuali.
A gennaio il tecnogoverno capeggiato da Mario Monti si era insediato da soli due mesi e aveva già deciso alcuni dei sacrifici più pesanti, come i primi rincari dell’Iva e la riforma delle pensioni. È stato dunque il precipitare della crisi e l’immobilismo dell’esecutivo a far crollare le residue speranze. La «cura Monti» ha depresso profondamente gli italiani.
La grande maggioranza (80 per cento) non ritiene probabile che ritorneremo a stampare lire e, sia pure in percentuale minore (60), resta convinta che l’adesione alla moneta unica fosse opportuna; tuttavia cresce a dismisura il giudizio negativo verso l’Eurozona, la gestione di questi drammatici mesi di crisi, la mancanza di una politica comune. Ma anche tra quanti considerano una necessità ineluttabile l’ingresso nell’euro, il 70 per cento è convinto che la moneta unica «ha portato più svantaggi che vantaggi per l’economia italiana».
Un euroscetticismo che sconfina nell’aperta ostilità e nel sogno di ritornare alle lire. I più scettici sono gli strati di popolazione che Mannheimer giudica «meno centrali socialmente»: anziani, casalinghe, possessori di titoli di studio meno elevati, residenti al Sud. I quali sono anche i più sfiduciati verso la politica e più orientati verso l’astensione al momento del voto. Un fenomeno che va di pari passo con il successo del movimento che maggiormente cavalca questi sentimenti euroscettici, cioè i Cinque stelle di Beppe Grillo.
Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Mer, 13/06/2012 - 08:31

I dati statistici sono relativamente oggettivi, ma non possono esprimere tutta la verità in quanto non testimoniano le “motivazioni” dei pareri espressi. Quelli più oggettivi sono di certo gli ultimi, ma anche questi dovrebbero essere spiegati. Il favore iniziale per l’entrata nell’euro va visto alla luce della crisi economica del 1992-93, ai provvedimenti “punitivi” adottati da Amato (tra cui l’ICI) nonché alla drastica svalutazione della lira con impoverimento degli Italiani. Però determinanti furono al riguardo le balle che il governo del tempo (Prodi) raccontò agli Italiani che crederono che l’euro sarebbe stato un salvagente per l’economia, mentre in realtà si è rivelato una “camicia di forza”, e accettarono un cambio decisamente sfavorevole (1936,27£ per 1€). Il dato odierno è altrettanto viziato dal timore di una nuova drammatica svalutazione della nostra moneta in caso di uscita dall’euro: se non ci fosse questo timore il favore per il ritorno alla lira sarebbe certamente superiore.

Ritratto di 02121940

02121940

Mer, 13/06/2012 - 08:50

Il successo di Grillo, a mio modesto avviso, è determinato soprattutto dalla passività dei partiti "di governo" rispetto alle posizioni e le imposizioni di Monti, specie alla luce del sostanziale fallimento dello stesso Monti ed alla sua ritrosia ad affrontare la Casta sul tema del costo dello stato e in particolare della politica. Per quanto riguarda gli elettori del Pdl, fra i quali io sono, la frustrazione è maggiore alla luce della posizione di cieca subordinazione assunta da Alfano e del suo insistere su temi privi di qualsiasi possibilità di successo, così evitando qualsiasi serio intervento sul tema del costo dello stato. Se Grillo cresce e il Pdl precipita la colpa è essenzialmente di Alfano e risulta incomprensibile che Silvio non lo capisca.

analistadistrada1950

Mer, 13/06/2012 - 10:50

Favorevole all'uscita dall'Euro da un minuto prima di entrarci; mi auguro che nessuno si sia rovinato la giornata ascoltando l'intervento su Rai3 Parlamento, del ruffiano, lecchino, leccapiedi di Monti ed Europa che si chiama Casini.

AnnoUno

Mer, 13/06/2012 - 16:14

L'antipatia verso l'Euro credo sia nata subito dopo il favoloso cambio organizzato da bonfocchione: i prezzi di tutti i beni e servizi raddoppiarono dall'oggi al domani. Per un po' si blaterò di rozzi speculatori e di approfittatori, poi tutto fu dimenticato ed anche gli anziani smisero di moltiplicare ogni prezzo per 2000 e raffrontarsi al passato. Il sentimento anti-Ue è forse più recente; diciamo che ad alcuni dava noia che i burocrati disquisissero su forma e misura delle zucchine, che paventassero la messa al bando del forno a legna (la pizza loro la mangiano industriale e nel micronde, barbari), che decretassero l'ok alla cioccolata senza cacao, agli OGM e tante altre carinerie. Poi hanno cominciato a bacchettare l'Italia (e solo quella) per gli immigrati clandestini, per gli aiuti alle proprie imprese strategiche e cosette del genere. Certo, avevamo sempre attiva la quinta colonna che plaudiva, ma il popolo bue comprendeva e rifletteva. Oggi c'è odio. Basta Ue e basta Euro.