Eurogruppo, Berlino dice «no» a nuove misure anti-crisi

BruxellesPrevisioni eurostrabiche: se il presidente della Bce incomincia a scorgere un puntolino rosa in fondo al tunnel, il Consiglio «Epsco» (occupazione, politiche sociali, salute, consumatori) dell’Ue vede nerissimo: l’Europa si trova in mezzo a una «recessione senza precedenti», che potrebbe causare da qui al 2010 la perdita di altri 6 milioni di posti di lavoro. La disoccupazione nell’area dell’euro è già salita in gennaio all’8,2%, e nell’Europa allargata al 6,9%, l’1,3% in più dello stesso mese del 2008. Nelle ultime proiezioni della Commissione si parlava di una perdita di 3,5 milioni di posti nel solo 2009.
In questo scenario di grande incertezza, i ministri finanziari europei cercano di fare il punto sull’economia e sul rafforzamento della vigilanza nei mercati. La situazione economica è stata al centro della riunione dell’Eurogruppo. «Rispetto a febbraio c’è un netto degrado della situazione, la recessione è profonda e ci riporta all’inizio degli anni ’90», osserva il presidente Jean-Claude Juncker. Joaquin Almunia è ancora più fosco: «I rischi sono aumentati, la ripresa ci metterà più tempo per arrivare, comunque non nel 2009». In maggio l’Ue presenterà le nuove stime. Ai governi sarà chiesto di andare avanti in maniera spedita coi piani nazionali di sostegno all’economia e alle banche. Ma a chi, come gli Usa, sollecita misure addizionali contro la crisi, il ministro tedesco Peer Steinbrueck, risponde picche: «Abbiamo appena approvato un secondo pacchetto da 50 miliardi, e non prevediamo misure supplementari», dice. «No» secco anche da Juncker. Una risposta chiara anche in vista del G20 dei ministri finanziari, che si riunisce nel weekend in Gran Bretagna, e in cui Usa e Cina chiederanno agli europei di fare di più contro il rallentamento dell’economia. Del resto, tutti insieme i Paesi europei hanno già varato misure per 400 miliardi di euro contro gli 80 miliardi di dollari del piano Obama. Quanto agli aiuti all’Est, si conferma la strategia del «caso per caso».
Si registra invece un’intesa di massima dell’Ecofin per il raddoppio delle risorse, da 250 a 500 miliardi di dollari, a disposizione del Fmi per far fronte alle situazioni acute di crisi. Gli europei sono anche d’accordo nell’affidare al Fondo un ruolo chiave nella vigilanza finanziaria. In Europa, la vigilanza dovrebbe essere rafforzata secondo le linee indicate dalla commissione de Larosière, con un ruolo più importante per la Bce. Nessuna istituzione finanziaria e nessun Paese potrà sfuggire alla supervisione. Questo, ovviamente, pone dei problemi ad alcuni Stati-cassaforte, come Lussemburgo, Svizzera e Austria. I ministri delle Finanze dei tre Paesi si sono riuniti di domenica nel Granducato per elaborare una strategia comune di risposta. Lussemburgo, Svizzera e Austria rischiano di vedersi bollare come Paesi «non cooperativi» anche dal prossimo summit G20 di Londra.