Eurolandia cresce meno Un nuovo rialzo dei tassi diventa più difficile

Nel secondo trimestre + 2,5% il Pil su base annua, con l’Italia in coda Gli analisti: il vertice Bce di domani non cambierà la politica monetaria

da Milano

Tra gli economisti, l’immagine più ricorrente di Jean-Claude Trichet è quella di un uomo con le spalle al muro. Costretto dunque, nella riunione Bce di domani, a tenere le mani lontane dalle leve dei tassi. Più che i reiterati inviti del presidente francese, Nicolas Sarkozy, a mettere in stand by la politica monetaria, sono le turbolenze sui mercati finanziari innescate dalla crisi dei mutui subprime a non offrire margini di manovra per spostare di un’altra tacca da un quarto di punto il costo del denaro, destinato a restare fermo al 4%.
Un approccio più morbido e meno preoccupato dai rischi d’inflazione sembra consigliabile anche alla luce della decelerazione della crescita certificata ieri da Eurostat, secondo cui nel secondo trimestre lo sviluppo del Pil nell’euro zona si è fermato al 2,5% rispetto ad aprile-giugno 2006 e allo 0,3% se confrontato al trimestre precedente, con l’Italia relegata in coda (più 1,8% e più 0,1%). Ben più dinamica era stata la prima parte dell’anno (rispettivamente più 3,2% e più 0,7%), quando il flusso di investimenti non aveva ancora subìto, come nel secondo trimestre, il brusco rallentamento legato molto probabilmente al peggioramento nel settore delle costruzioni. La Commissione Ue ha precisato che Eurolandia continuerà a crescere «in maniera decisa» nella seconda metà del 2007, ma intanto le stime relative agli ultimi due trimestri sono state riviste leggermente al ribasso: espansione dello 0,3-0,8% tra luglio e settembre (a luglio la forchetta era 0,4-0,8%) e dello 0,2-0,8% tra ottobre e dicembre (a luglio era 0,2-0,9%). Bruxelles ha peraltro precisato che soltanto una parte dei dati utilizzati per le proiezioni «è stata raccolta dopo le recenti turbolenze sui mercati finanziari internazionali». Ciò espone ancor più le previsioni al rischio di una revisione al ribasso, in particolare quelle relative al primo trimestre 2008 che collocano la crescita tra lo 0,2 e lo 0,9%.
A consigliare cautela a Trichet potrebbe essere inoltre l’ancor critica situazione nel sistema interbancario. Ieri Francoforte ha iniettato altri 46 miliardi di euro, con il tasso medio balzato al 4,15%, mentre i tassi a tre mesi si collocano attorno al 4,70%, ovvero di circa 50 punti base sopra quella che viene considerata la soglia di normalità. Questo andamento può essere interpretato come un segnale di incertezza riguardo all’evoluzione della politica monetaria, ma secondo gli analisti è il sintomo della paura di restare ancora a «secco». Peraltro, è opinione condivisa che la Bce non può continuare a immettere liquidità e alzare contemporaneamente i tassi.
È quindi assai probabile che domani il costo del denaro rimanga fermo, un’ipotesi che lo stesso Trichet aveva avvalorato qualche giorno fa, sottolineando come le valutazioni sulla necessità di una «stretta vigilanza» sui prezzi fatte il 2 agosto non tenessero conto dei problemi dei mercati finanziari. La stretta potrebbe però essere rimandata alla parte finale dell’anno, anche per non dar modo ai mercati di pensare che la Bce si lasci condizionare dalle pressioni politiche.