Euronext sicura: «Milano ci dirà sì»

Domani nuovo incontro con Borsa Italiana. Théodore: «Il Nyse avrà il 70% dopo la fusione»

da Milano

Jean-François Théodore conta di convincere Borsa Italiana ad accettare le avance di Euronext, pur essendo consapevole della concorrenza di Deutsche Börse. «Riteniamo di avere buoni argomenti da far valere in un processo che non sembra destinato a concludersi rapidamente», ha spiegato a Les Echos il presidente del consorzio paneuropeo. Ed è facendo leva su questa convinzione che Théodore riannoderà il filo del dialogo con Milano in una riunione prevista per domani, secondo quanto rivelato da una fonte vicina alle trattative.
Le parti si erano già incontrate la scorsa settimana, in quello che era parso un rendez-vous tutto sommato interlocutorio, forse condizionato dall’invito a unire le forze rivolto con una lettera da Francoforte a Borsa Italiana. Sulla questione cruciale dell’ammontare dell’offerta di Euronext, Théodore si è limitato a precisare ieri che «questo prezzo, su cui il Nyse ha un diritto di consultazione, non è stato predeterminato». Ma Les Echos insiste: «Euronext avrebbe fatto una proposta con una forbice di prezzo a Borsa Italiana nonostante questa dica il contrario». Alcune indiscrezioni indicavano in 1-1,4 miliardi di euro la cifra che Parigi sarebbe disposta a sborsare per unirsi a Borsa Italiana. Nell’ultimo vertice, si sarebbe anche discusso dell’integrazione delle attività di post-trading.
La pista tedesca resta seguita da Milano con interesse. E se ne parlerà nella riunione di domani. «Ci sono alcune alternative su cui stiamo lavorando - ha spiegato ieri Alessandro Pansa, componente del comitato ristretto -, per ora sono due alternative diverse, poi si vedrà. La situazione è in movimento, in questo momento scegliere radicalmente tra un’alternativa e l’altra va fatto con attenzione». La netta opposizione dei governi di Francia, Italia e Germania al matrimonio tra Euronext e il New York Stock Exchange (che ha offerto 10 miliardi) ha complicato la partita. E Théodore ne è ben consapevole. «Nessun accordo sarà fatto col Nyse che non sia preventivamente approvato dalle cinque autorità di sorveglianza europee di Euronext e da almeno tre ministri delle Finanze». Ma il numero uno del consorzio ha anche rivelato che gli americani controlleranno il 70% della società nata dalla fusione Euronext-Nyse, con sede a New York «per ragioni fiscali». Di sicuro, due nuovi aspetti del merger sgraditi a quanti sognano la nascita di una grande Borsa europea.