Euronext stringe i tempi col Nyse

Il dossier alla Sec entro metà settembre. Borsa Italiana: avanti con i tedeschi

Rodolfo Parietti

da Milano

Due tappe di avvicinamento: la presentazione del dossier, entro metà settembre, alla Sec; e il passaggio obbligatorio dell’assemblea degli azionisti, all’inizio di dicembre. Poi, nel primo trimestre 2007, la fusione. Nella testa di Jean-François Théodore, numero uno di Euronext, la strada che conduce alle nozze con il New York Stock Exchange (Nyse) resta lineare quanto un rettifilo.
In realtà, il percorso rischia di rivelarsi più accidentato del previsto. E non solo perché sull’operazione gravano le perplessità dei governi di mezza Europa e della Bce, nonché l’intenzione di Borsa Italiana di continuare il dialogo con Deutsche Börse: da ieri, il fondo Tci, che controlla quasi il 10% di Euronext, è sul piede di guerra. Il continuo battere di Théodore sul solo tasto del Nyse non è piaciuto affatto a Chris Hohn, responsabile degli investimenti dell’hedge fund. Che durante la conferenza stampa organizzata ieri da Euronext per presentare il ruolino di marcia dell’aggregazione ha informato il presidente del consorzio paneuropeo di pretendere, per l’assemblea in calendario a fine anno, l’inserimento nell’ordine del giorno anche della proposta di merger da 8,7 miliardi di euro presentata - e finora sempre respinta - da Deutsche Börse. Proposta, ovviamente, da sottoporre al voto dei soci. «Sarebbe un mancato rispetto del dovere fiduciario se non venisse fatto», ha detto Hohn.
Un impegno che Théodore non ha però preso. Il board di Euronext si limiterà a una semplice raccomandazione, essendo consapevole - ha detto - «dei propri doveri». Se ai soci non sarà consentito di esprimere un parere anche sull’offerta tedesca, Tci convocherà un incontro parellelo all’assemblea. E certo non starà a guardare. Un precedente c’è: l’anno scorso Tci fece saltare il top management di Deutsche Börse, colpevole di non aver ascoltato gli azionisti sull’inopportunità di lanciare un’Opa sul London Stock Exchange.
Théodore non sembra tuttavia soffrire di sindrome da accerchiamento, nonostante perfino i conti del semestre siano risultati inferiori alle attese (utili per 193,7 milioni di euro contro i 203 delle stime). Né appare preoccupato dal calo di valore dei titoli del Nyse, che rende ancora più attraente - sotto il profilo finanziario - l’offerta tedesca e dalle possibili conseguenze di regolamentazione derivanti dall’intesa con New York. «Non ci saranno rischi in questa materia per i mercati europei - ha rassicurato -. La nostra fusione non cambierà nulla negli accordi di regolamentazione. Ogni mercato continuerà a essere regolamentato soltanto dalla sua autorità di vigilanza. Sarbanes-Oxley (la legge Usa che per impedire nuovi casi Enron fissa rigide norme contabili, ndr) non sarà mai applicata a una società quotata su Euronext».
In attesa di sviluppi, Borsa Italiana mantiene la barra del timone orientata verso Deutsche Börse, come ribadito un paio di giorni fa dall’ad Massimo Capuano, sempre favorevole alla creazione di un gigante paneuropeo.