EUROPA Apologia delle radici antiche

L’Idea di Europa è nata in primo luogo dalla cultura greca e romana, in secondo luogo dal messaggio cristiano, in terzo luogo - quella moderna e soprattutto quella contemporanea - dalla grande rivoluzione scientifico-tecnologica, iniziata nel Seicento e proseguita a straordinaria velocità e con strabilianti effetti.
Qui ci concentreremo sul primo punto, articolato nei seguenti cinque temi. 1) Dalla cultura greca è derivata quella forma mentis da cui sono nate la filosofia e le prime forme di scienza. 2) Inoltre, sempre dalla cultura greca è scaturita la scoperta della natura dell’uomo come psyché, intesa, questa, come intelligenza, ossia come capacità di intendere e di volere, e, di conseguenza, con l’identificazione del compito fondamentale dell’uomo nella «cura dell’anima». (Si tenga presente che le stesse forme di «scienze umane» come la psicoanalisi, la psicologia, la psicoterapia, sarebbero impensabili senza la scoperta ellenica della psyché). 3) In Grecia si è formata e consolidata la cultura della scrittura. 4) Dalla Grecia è derivato il concetto di democrazia. 5) Dalla cultura romana deriva il concetto di diritto e la sua applicazione allo Stato di diritto.
Sul primo punto è stato il filosofo Edmund Husserl a richiamare con forza l’attenzione, in una celebre conferenza tenuta a Vienna il 7 maggio 1935, affermando che l’antica Grecia del VII e VI secolo a.C. è il luogo di nascita dell’Europa. Husserl scrive: «L’Europa spirituale ha un luogo di nascita. Non parlo di un luogo geografico, di un paese, per quanto anche questo sia legittimo; parlo di una nascita spirituale che è avvenuta in una nazione, o meglio in singoli uomini e in singoli gruppi di uomini di questa nazione. Questa nazione è l’antica Grecia del VII e del VI secolo a.C. In essa si delinea un nuovo atteggiamento di alcuni uomini nei confronti del mondo circostante. \ Per quanto possa sembrare paradossale, nella comparsa della filosofia intesa in questo senso \, io vedo il fenomeno originario dell’Europa spirituale». E proprio da questa forma mentis sono nate anche le prime forme di scienze: la matematica, la medicina e l’astronomia.
Il secondo punto è stato portato in primo piano da Jan Patocka (nel libro Platone e l’Europa, di cui ho curato l’edizione italiana): «La storia dell’Europa è in gran parte, almeno fino al quindicesimo secolo, la storia dei tentativi di realizzare la cura dell’anima. \ L’Europa è nata da questo motivo, vale a dire dalla cura dell’anima, ed è morta perché la cura dell’anima si è lasciata cadere nuovamente nell’oblio». In effetti, questo messaggio di fondo è stato presentato in primo luogo da Socrate, ed è stato una delle basi più solide della formazione del pensiero occidentale. Ecco come suona tale messaggio (pronunciato dal filosofo davanti ai suoi giudici nell’Apologia di Socrate): «Uomini, non dei corpi dovete prendervi cura, né delle ricchezze né di alcun’altra cosa prima e con maggiore impegno che dell’anima in modo che diventi buona il più possibile, sostenendo che la virtù non nasce dalle ricchezze, ma che dalla virtù stessa nascono le ricchezze e tutti gli altri beni per gli uomini, e in privato e in pubblico».
Contrariamente a quanto molti credono, la «cultura della scrittura» non nasce in età moderna con l’invenzione dell’arte della stampa. Infatti, l’invenzione dell’arte della stampa ha rafforzato, sviluppato e diffuso tale cultura a largo raggio, ma non l’ha creata. Questo è un preciso dato di fatto, ma dalla communis opinio non è ben recepito. Anche autori di grande erudizione fanno coincidere la nascita della cultura della scrittura con l’invenzione dell’arte della stampa.
Molti pensano che fino alla invenzione della stampa la cultura resti largamente fondata soprattutto sulla trasmissione orale. Ma questo non è vero. Si pensi - per fare significativi esempi - alla trasmissione dell’imponente numero di scritti del Corpus Platonicum, che ha prodotto una vera e propria rivoluzione culturale di portata epocale, nonché del Corpus Aristotelicum, del Corpus degli scritti dei medici, del Corpus degli scritti degli storici, degli Elementi di Euclide, degli scritti scientifici di Archimede. Solo con la scrittura questi imponenti lavori potevano essere prodotti, pubblicati, recepiti e tramandati.
L’invenzione dell’arte della stampa non ha creato la cultura della scrittura, ma l’ha imposta a largo raggio in maniera sempre crescente. Di conseguenza, la cultura in generale divenne e rimase fino alla metà del secolo XX una «cultura della scrittura» per eccellenza, in senso globale.
Uno dei più grandi lasciti della cultura dei Greci è stata la creazione della democrazia, che oggi trionfa. Ma la democrazia non è «autosufficiente»: richiede strutture e fondamenti assai complessi. E come tutti oggi constatiamo, non è esportabile e trapiantabile là dove mancano quelle strutture e quei fondamenti spirituali. In particolare, la convivenza delle «diversità» in una dinamica democratica risulta essere tutt’altro che facile. E proprio nella difficoltà di conciliare le «diversità» la futura Europa dovrà impegnarsi a fondo. Si possono riconoscere e acquisire frutti dalla «diversità» di varie culture in modo costruttivo, solo se non si annulla e non si mette in «epoché» la propria «identità», ma se la si mantiene in vita e la si rafforza (il «diverso» non si può conoscere e assimilare in maniera costruttiva, se manca l’«identico»).
Dallo spirito concreto e realistico dei Romani deriva l’imponente concezione del diritto e dello Stato fondato sul diritto. E, in connessione con questo, anche la diffusione del concetto di «dovere». Si pensi a uno dei maggiori testi filosofici di Cicerone che si intitola De officiis, ossia Dei doveri. E la romanità fu determinante non solo con la creazione del concetto di officium e quindi del diritto, ma in generale si impose con il suo realismo e con il suo ethos.
Si salverà dunque l’Europa? Io lo credo, o - per meglio dire - lo spero, e concludo con uno stupendo pensiero di speranza espresso da Maria Zambrano in modo perfetto: «L’Europa non è morta, l’Europa non può morire del tutto; essa agonizza. Perché l’Europa è forse l’unica cosa - nella storia - che non può morire del tutto, l’unica cosa che può resuscitare. Questo principio di resurrezione sarà anche quello della sua vita e della sua transitoria morte».