Europa e Usa si rivolgono al Wto contro le barriere cinesi sulle auto

Nel mirino i dazi fino al 25% decisi da Pechino sul prezzo dei componenti

da Milano

Non solo biciclette, moto, abbigliamento, calzature e acciaio: ora il contenzioso tra Europa e Cina si sposta anche sulle automobili, e in particolare sui dazi fino al 25% che Pechino, a partire dal luglio di quest’anno, intende introdurre sui componenti di vetture importati se i pezzi superano il 60% del valore dell'intero veicolo. Normalmente i dazi corrispondono al 10% del prezzo. L’inasprimento deciso dai cinesi ha sollevato le proteste anche degli Stati Uniti, che assieme all’Ue hanno deciso ieri di chiedere alla World Trade Organization, l’organizzazione del commercio mondiale, di avviare delle consultazioni con la Cina.
La linea difensiva cinese punta a sostenere che la nuova regolamentazione serve a impedire che le industrie americane ed europee eludano i dazi sulle auto finite importandole a pezzi per poi assemblarle e rivenderle nel Paese. Ma Washington e Bruxelles accusano Pechino di usare le tariffe per favorire i produttori di componenti locali, e per costringere le industrie occidentali a delocalizzare la produzione. Bruxelles, in particolare, vuole evitare che le industrie presenti in Cina debbano fabbricare almeno un 40% delle componenti nel Paese, punto sul quale Bruxelles ricorda l'adesione di Pechino alle norme Wto che vietano l'imposizione di “contenuti locali“ nei prodotti finali.
Dopo la richiesta di Ue e Usa, Pechino ha 10 giorni di tempo per rispondere ed è obbligata ad aprire consultazioni entro un mese. Se entro 60 giorni le parti non hanno raggiunto una soluzione, hanno diritto a fare appello ad un panel di esperti Wto, che dovranno pronunciarsi sul caso. Oltre a ricordare che «con il commissario Mandelson ci siamo sempre mossi, sul tessile e sulle calzature, per un commercio che rispetti le norme Wto», il viceministro alle Attività produttive Adolfo Urso ha sottolineato che «il rischio vero» è proprio che nella componentistica per l'auto «la Cina diventi monopolista, impedendo alle imprese straniere di esportare nel loro Paese con dazi elevati e chiedendo alle stesse di investire da loro».
In Italia, intanto, il Tribunale di Milano ha vietato la commercializzazione e la promozione pubblicitaria di ciclomotori di fabbricazione cinese del tutto simili a quelli della Honda in tutto il territorio nazionale e ne ha autorizzato il sequestro.