Europa, finite le corone esentasse

Dall’Olanda alla Gran Bretagna tutti i Paesi con monarchia chiedono di
cancellare i privilegi di re e regine: "Anche loro devono vedersela con il
fisco"

Meno potere e niente sconti ai reali. Sarà la crisi internazionale che affonda tutta Europa nella recessione più nera, sarà che i tempi sono cambiati e le teste coronate non suscitano più l’ammirazione e il rispetto di una volta. Saranno un po’ tutti questi fattori insieme, fatto sta che in Olanda, quando si è trattato di discutere sul ruolo della monarchia attuale, in Parlamento si sono trovati tutti d’accordo. E dire che questo Paese ha un governo di centrodestra che si regge in piedi solo grazie all’appoggio esterno del partito estremista di Geert Wilders. Sembra quindi ancor più strano che una larghissima maggioranza si sia subito trovata d’accordo sull’ipotesi di una riduzione dei poteri della regina Beatrice, nonchè su un nuovo obbligo fiscale cui sottoporre tutti i membri della famiglia reale. Eh già, perché finora, i signori di sangue blu le tasse non le hanno mai pagate. Ed è soprattutto su questo secondo punto che governo e opposizione si sono trovati insolitamente dalla stessa parte. Mentre sui ruoli attuali di capo dello Stato, che la Costituzione olandese come quella britannica affida al regnante, il Parlamento dell’Aia si è diviso, sulla proposta di far pagare le tasse alla famiglia reale, avanzata dai liberaldemocratici, praticamente nessuno si è tirato indietro.

I politici olandesi rimangono d’accordo sul fatto di mantenere l’appannaggio statale a favore della monarchia a patto che su questo i suoi rappresentanti comincino finalmente a pagare le tasse. Così come fanno tutti gli altri comuni mortali. «Vogliamo una monarchia moderna - ha specificato il parlamentare laburista dell’opposizione Pierre Heijnen - che non dia l’impressione di avere un’influenza politica». «Siamo orgogliosi della nostra famiglia reale - ha affermato un altro deputato - ha un ruolo di coagulante sociale, ma è giunto il tempo di una modernizzazione. Il nostro punto di partenza è che la regina non faccia più parte del governo».

A proposito di regine e di tempi che cambiano, nessun reale è più attento all’argomento della regina d’Inghilterra. Elisabetta II ha dimostrato più volte d’essere una signora al passo con i tempi, a dispetto della sua veneranda età. Tanto che, oltre a imparare a usare la posta elettronica e apparire su Facebook, non ha esitato negli ultimi anni a utilizzare metodi molto moderni e popolari per tentare di far quadrare il bilancio ormai risicato di Casa Windsor. Qualche tempo fa tentò perfino di avere accesso a un fondo destinato ai più bisognosi per pagare le spese di luce e gas aumentate in maniera incontrollabile. La mossa, non proprio regale, le è costata molte critiche forse anche per il fatto che in tema di tasse i reali d’Inghilterra sono rimasti, se non completamente sordi, di certo un po’ duri d’orecchio. I suoi membri hanno iniziato a pagarle soltanto dal 1992 e con una certa ritrosia. Difficile ancora adesso capire quale sia la contribuzione versata anche perché si parla ancora di contributi volontari e segreti. Va detto che l’appannaggio della sovrana e del suo ampio parentado è ormai lo stesso da molti anni e il governo non ha alcuna intenzione di allentare i cordoni della borsa, soprattutto in questo momento. Anzi, il clima d’austerity ha già costretto Elisabetta a cancellare il party di Natale e anche il matrimonio appena annunciato tra il principe William e la plebea Kate Middleton si annuncia sottotono con la casa reale disposta a partecipare alle spese.

Dal punto di vista fiscale forse le teste coronate più fortunate sono quelle monegasche che non sono soggette a nessun imposta fisica diretta, agevolazione peraltro condivisa con la maggioranza dei sudditi. I nobili meno privilegiati invece sembrano essere i reali svedesi. Il 70% del loro appannaggio sfuma in stipendi per il personale, spese per la gestione del palazzo e tasse. Loro le pagano da sempre senza protestare.