Ma in Europa è l’ora del test

Francesco Cramer

da Milano

L’Europa se n’è accorta da tempo: il multiculturalismo è fallito. Così, corre ai ripari. Sì agli immigrati, ma selezionati e integrati. Il governo Prodi, invece, sembra andare per la propria strada. Ma vediamo in concreto cosa sta accadendo nel resto d’Europa
Germania. Il dibattito è intenso e serrato. Il governo di Grosse Koalition, guidato dal cancelliere Angela Merkel, ha annunciato un «piano immigrazione». «È finito il tempo del far finta di non vedere», ha tuonato il capo del governo dopo l’ennesimo caso di violenza nelle scuole ad alto tasso di studenti stranieri. I conservatori (Cdu e Csu) hanno sbattuto i pugni sul tavolo: bisogna far qualcosa. Ed ecco la risposta: in Germania, presto gli immigrati verrano sottoposti a test conoscitivi e a giuramenti di fedeltà alla Costituzione. È stata scartata invece l’ipotesi di una prova di cultura generale (100 domande), giudicata proibitiva anche per un tedesco. Non solo. Il governo della Baviera ha annunciato l’imposizione di multe per gli extracomunitari che si rifiutano di iscrivere i figli ai corsi di tedesco. Per quanto riguarda la concessione della cittadinanza, la legge richiede una permanenza in Germania di 8 anni.
Gran Bretagna. Di recente, il premier Tony Blair ha provato un profondo imbarazzo. Cinque stranieri clandestini, tutti nigeriani, sono stati arrestati mentre lavoravano per il ministero dell’Interno come dipendenti di una società di pulizia. E il dirigente dell’ufficio nazionale per l’immigrazione ha dovuto ammettere: «Quanti sono i clandestini? Non ne ho la più pallida idea». Fatto sta che anche in Gran Bretagna, da pochi mesi, chi arriva deve superare una prova di inglese e un test di nazionalità che accerti la conoscenza della storia e della cultura anglosassoni.
Olanda. Un vero e proprio giro di vite nella terra dei tulipani. Qui gli immigrati costituiscono il 10 per cento della popolazione (1.722.534 su un totale di 16.335.509). A gennaio il Parlamento ha approvato norme severissime: chi vuole trasferirsi in Olanda deve superare un test di lingua e un esame di cultura, ma quando è ancora nel proprio Stato di provenienza. In una telefonata che dura 20 minuti, il candidato deve rispondere correttamente ad alcune domande. Il tutto a un costo di 350 euro, chiaramente a carico dell’extracomunitario.
Francia. Da quando la rivolta delle banlieues ha infranto, insieme alle vetrine di centinaia di negozi, anche il mito di una Francia serenamente multiculturale il dibattito si è inasprito. Ultimo capitolo, la recente legge sull’immigrazione che porta la firma del ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy. Il principio guida: passare dall’immigrazione «subita» a quella «scelta». Viene quindi introdotta una carta di soggiorno «competenze e talenti», valida per tre anni e rinnovabile, che autorizza l’esercizio di qualsiasi attività e concede un permesso di soggiorno temporaneo. Per quel che riguarda la regolarizzazione degli stranieri, si abroga la possibilità di regolarizzare coloro che vivono in Francia da più di dieci anni e i prefetti potranno decidere caso per caso. Allungati i tempi per ottenere il ricongiungimento familiare, elevato a 18 mesi di presenza nel Paese. Lo stesso partito della destra di governo al quale appartiene Sarkozy, l’Ump, ha seccamente bocciato la proposta del ministro di far votare gli immigrati alle elezioni locali del 2007.
Belgio. Qui ci vogliono tre anni di presenza legale per avere la cittadinanza. Per chi richiede asilo, occorrono 12 mesi per avere una risposta dalle autorità amministrative competenti e ogni caso viene esaminato singolarmente. Dunque, nessuna concessione di massa.
Spagna. Anche la Spagna promuove il modello dell’immigrazione «controllata». La cittadinanza è concessa a chi vive nel Paese in modo regolare da almeno 10 anni, che scendono a 5 per gli esiliati politici.