«Europa a pezzi, la missione è a rischio»

Matteoli (An): «Spagna e Francia cercano di defilarsi mentre Prodi si perde nei distinguo. E D’Alema deve spiegarci il suo abbraccio ai guerriglieri»

Adalberto Signore

da Roma

La situazione «è molto complessa». Ma, spiega il presidente dei senatori di An Altero Matteoli, l’opposizione «resta ancora disponibile a sostenere la missione in Libano». Con qualche corollario. Uno sul ministro degli Esteri Massimo D’Alema, che «davanti alle commissioni Difesa e Esteri di Camera e Senato deve chiarire i suoi rapporti con Hezbollah». L’altro sul tipo di mandato che arriverà dall’Onu perché «è solo un’ipocrisia pensare che si possa andare lì senza sparare un colpo». E su questo punto Parisi si sta facendo prendere la mano da qualche «sciocchezza».
Si riferisce al fatto che, secondo Parisi, «disarmare Hezbollah è compito del governo libanese»?
«Mi pare ovvio che se le autorità libanesi fossero davvero in condizione di farlo non ci sarebbe neanche bisogno della missione Onu. Anzi, probabilmente il conflitto con Israele non sarebbe nemmeno iniziato. Il fatto poi che il ministro della Difesa ci tenga a sottolineare che “senza chiare regole d’ingaggio l’Italia non andrà” mi pare una dichiarazione dettata da qualche malumore interno alla maggioranza. Non vorrei che Parisi fosse stato tirato per la giacchetta...».
A differenza di quanto accadde sull’Afghanistan, però, l’Unione sembra essere abbastanza compatta sulla missione in Libano.
«E gliene va dato atto. Si stanno comportando in modo responsabile e stanno impostando il dibattito sul merito della questione».
Quali chiarimenti chiede a D’Alema?
«Innanzitutto non sono io a chiederli ma l’intera opposizione. Domani (oggi per chi legge, ndr) sarà la prima cosa che faremo durante le riunioni della commissioni congiunte di Esteri e Difesa. Vede, la passeggiata per le strade di Beirut si commenta da sola, tant’è che D’Alema è stato criticato anche dai suoi. Ma io non voglio partecipare al tiro al piccione, perché capisco che in politica estera ci si possa trovare anche a fare delle cose che nel breve periodo sembrano difficilmente spiegabili ma che poi alla fine hanno una loro ratio».
La comunità ebraica non sembra pensarla allo stesso modo.
«Li capisco. Ma prima di esprimere un giudizio preferisco aspettare le sue spiegazioni. È chiaro, però, che domani (oggi, ndr) il ministro degli Esteri dovrà fugare ogni dubbio sulla possibilità che il governo abbia deciso di schierarsi con Hezbollah».
L’opposizione è d’accordo nell’appoggiare la missione ma chiede «regole chiare». Crede che alla fine si arriverà a un’intesa?
«Questo non posso dirlo. Certo, fino ad oggi l’Onu è stato reticente e ha evitato accuratamente di farci sapere quali dovrebbero essere le regole d’ingaggio. Andare in Libano senza il mandato ad usare le armi non avrebbe alcun senso perché per garantire la pace bisogna anche essere pronti a rispondere al fuoco. Su questo punto, però, non possiamo essere noi che stiamo all’opposizione a far chiarezza. Prodi e D’Alema hanno tutti gli strumenti diplomatici per verificare le condizioni d’ingaggio e metterne al corrente il Parlamento».
La Francia, stando a quanto sostiene Le Monde, punterebbe a una presenza solo simbolica. La Spagna non ha mai nascosto le sue perplessità. Non c’è il rischio che la missione Onu in Libano fallisca ancora prima di iniziare?
«Non vorrei essere cattivo profeta e spero di essere smentito, ma visti anche i tanti distinguo che arrivano dal governo italiano direi proprio di sì. È l’ennesima dimostrazione che l’Europa è ormai sbrindellata. Con la solita Francia e il solito Chirac, che pretende di avere la guida delle operazioni ma vorrebbe limitarsi a inviare qualche centinaio di uomini. E pure la Spagna di Zapatero non è certo una sorpresa. La verità è che questa Unione europea non esiste e, andando avanti per la strada dei particolarismi e degli interessi di politica interna che hanno la meglio sulle grandi questioni internazionali, non esisterà mai. È questa la differenza tra Europa e Stati Uniti. Sto seguendo con attenzione il dibattito sui giornali americani e c’è un momento di grande riflessione sugli eventuali errori commessi da Olmert. Ma una cosa è interrogarsi sulle mancanze di Israele, un’altra è cercare di defilarsi».