"Europa" si scaglia contro "l'Unità": traditori

L’Unità ed Europa non si amano. Il primo si considera troppo carico di storia per perdere tempo in polemiche con il parente-serpente ultimo arrivato. Il secondo non ama quell’icona ingiallita della sinistra. I due giornali ufficiali del Pd (l’uno finanziato dal defunto gruppo parlamentare dei Ds e di proprietà del padrone di Tiscali Renato Soru, l’altro sostenuto dal gruppo parlamentare della disciolta Margherita e di area rutelliana) hanno provato per lungo tempo a convivere. Una convivenza difficile visto che entrambi ambiscono a una polizza assicurativa sul futuro facendosi nominare giornale ufficiale del Pd.
La tregua si è interrotta ieri con un corsivo di Europa dal titolo programmatico «L’Unità una bella amica. Ma di chi?». L’atto d’accusa del giornale diretto dall’ex «Manifesto» Stefano Menichini è molto duro e si può sintetizzare con due nomi: Di Pietro e Travaglio. Europa contesta all’Unità di ospitare interviste favorevoli all’ex pm e quotidiani corsivi di Travaglio contro i dirigenti del Pd e in particolare contro Rutelli. Non sappiamo se L’Unità risponderà. Probabilmente forte delle sue quarantaseimila copie (è la cifra con cui chiuse nel 2000) rispetto alle poche migliaia del parente-serpente, farà finta di aver visto niente. Tuttavia la polemica è destinata a lasciare il segno.
Europa ha, infatti, toccato un tasto dolente. Dove va la nuova Unità di Concita De Gregorio (nella foto)? Dove vanno a finire - e questa domanda è particolarmente insinuante - i fondi parlamentari di provenienza diessina? Il giornale dell’ex-Margherita è convinto che il quotidiano di Soru e Concita faccia una campagna esplicita a favore di Di Pietro. In pratica prenda i soldi da Veltroni e dedichi le sue simpatie al rapace Di Pietro. Se la collusione con il nemico era l’accusa più terribile che a sinistra ci si poteva rivolgere l’un l’altro negli anni passati, la connivenza con l’amico è la sua rivisitazione moderna.
L’Unità una certa abitudine alle polemiche l’ha fatta. Negli anni d’oro era all’ordine del giorno la diatriba con il partito-editore. Poi sono arrivati Colombo e Padellaro che l’hanno schierata a favore del Correntone e di Cofferati facendone l’organo ufficiale dei girotondi. Ora tocca alla De Gregorio, indicata alla suprema carica da una intervista di Veltroni al Corriere della Sera, ma accusata dai veltroniani di fare un giornale troppo corrivo con le ambizioni politiche del suo editore. Ogni giorno c’è un ritrattino da «culto della personalità» di Renato Soru, candidato sardo alla presidenza della Regione, ma soprattutto imbarazzante competitor di Veltroni per la segreteria del Pd. Europa con il suo corsivo ha messo il coltello nella piaga. Non solo L’Unità di Concita tira la volata al «pescecane travestito da spigola», secondo la definizione che Giovanni Valentini ha dato dell’imprenditore sardo sul Giornale, ma addirittura collude ormai esplicitamente con l’amico-nemico Di Pietro.
La guerra fra i due giornali è solo in parte una guerra politica. Il corsivo di Menichini segnala sicuramente l’irritazione rutelliana per il clima non amichevole in cui si svolge l’autodifesa del presidente del Copasir dall’attacco di De Magistris. Tuttavia per gran parte stiamo assistendo a una guerra fra giornali per la sopravvivenza. Si sa che sono tempi duri per la carta stampata e sono tempi durissimi per chi si rivolge a un pubblico di sinistra già largamente demoralizzato. Europa è un piccolo vascello che non ha smesso di immaginare di poter diventare la voce più autentica del Pd. L’Unità continua a barcamenarsi fra Veltroni, Soru e Di Pietro e sente oggi una nuova minaccia. Antonio Padellaro sta presentando in giro la sua creatura, un quotidiano nuovo di zecca che si rivolgerà a quell’area girotondina e giustizialista che rappresenta tanti lettori dell’Unità. Se il buon Padellaro dovesse portar via dall’Unità anche Travaglio, il giornale di Soru e Concita diverrebbe, nel numero di copie, eguale a Europa e dovrebbe cedere la primogenitura come giornale del Pd. Europa ci crede e lancia l’ultimo assalto.