Europa stregata per i nerazzurri? Ecco perché

Conterà qualcosa il pedigree? Non c’è calciofilo che, di tanto in tanto, non tiri in ballo il blasone. Ovvero quel mix di credibilità e potenza accreditato dai successi, dalla tradizione, dalla lunga permanenza fra le più forti in Europa. Di solito tutto ruota tra Spagna, Inghilterra, Italia e in parte Germania (voce Bayern Monaco). Oggi la squadra dal pedigree recente più credibile è il Barcellona, le blasonate per eccellenza sono Milan (18 trofei) e Real Madrid (15).
Ma il pedigree te lo arricchiscono anche i giocatori. L’ultima corrente di pensiero dice che le difficoltà europee dell’Inter siano derivate dalla scarsa abitudine al successo internazionale dei giocatori. Prima lo pensavano degli allenatori. E allora via Mancini e in panca Mourinho. Ma anche Mou non è così ben fornito: due coppe con il Porto, zeru titoli con il Chelsea. Ora il problema si è spostato. Può darsi sia così. In realtà dando un’occhiata al duello italo-inglese, l’Inter ha vinto coppe solo con sei giocatori, quanti il Chelsea. Il Milan con 12 e il Manchester United con 16. E così il Barcellona (naturalmente si contano solo i calciatori più importanti).
Se, invece, alle coppe si aggiungono le vittorie con le nazionali, l’Inter sta meglio del Chelsea e fa pari col Barcellona (tralasciando i successi delle under). E il Manchester è all’ultimo posto, avendo prevalenza di giocatori inglesi. E l’Inghilterra da anni rimedia delusioni.
Detto questo, va considerato il dettaglio: il conto globale delle coppe vinte dai giocatori interisti dice 10; quello del Chelsea 12; quello del Manchester 43 e quello del Milan 54. Se poi guardiamo al Barcellona arriviamo a 57. Non sempre i numeri raccontano una realtà, però aiutano a comprendere. Gli ultimi arrivati (Eto’o e Motta) hanno vinto quasi metà dei trofei che arricchiscono il pedigree della rosa. Capitan Zanetti è il simbolo del digiuno dell’Inter morattiana: un solo trofeo. Stankovic e Cambiasso hanno vinto altrove. Conta vincere, ma conta vincere insieme nella stessa squadra. Lo dimostrano Milan e Manchester.
L’immaturità internazionale dell’Inter stavolta si scontra con una squadra che le sta alla pari. Buon per lei, si parrà davvero la sua nobiltà. Il Chelsea non ha vinto niente, i pluridecorati sono Bosingwa (assente) e l’enigmatico Anelka. Se il pedigree conta davvero, il Chelsea sta meglio solo in panchina: Ancelotti e i suoi 5 trofei tengono testa a Ferguson (8). Mourinho è fermo a due, Leonardo per ora è fuorigioco, Guardiola si sta costruendo la credibilità a velocità da campione del mondo.
Vero, ma il Barcellona oggi è la squadra dei miracoli: ha regalato due trofei perfino al pedigree di Ibrahimovic, uno di quelli che ha consegnato l’Inter al suo inferno internazionale. Certo che se l’Inter avanzasse in Champions senza di lui, sai le maldicenze...