Europarlamentari azzurri in Procura: ecco le prove dei pasticci all’estero

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Abbiamo posto all’attenzione degli inquirenti fatti di rilevanza penale avvenuti in occasione del voto degli italiani all’estero». È quanto ha sottolineato l’europarlamentare di Forza Italia, Antonio Tajani, che insieme a due altri deputati europei azzurri, Alfredo Antoniozzi e Stefano Zappalà, ieri ha presentato un esposto-denuncia alla Procura di Roma segnalando una serie di presunte irregolarità che hanno caratterizzato il voto.
Anche il ministro Mirko Tremaglia ha consegnato a Piazzale Clodio un dossier sullo stesso argomento ed è probabile che, qualora i magistrati intendano esercitare l’azione penale, le due indagini vengano riunite. Tajani ha inoltre ribadito l’esigenza «che non venga fatta in alcun modo la proclamazione degli italiani eletti all’estero». Ma proprio in serata è giunta la doccia fredda. A poche ore di distanza dalla presentazione degli esposti è stata resa nota la proclamazione dei sei senatori delle circoscrizioni estere dei quali quattro sono stati attribuiti all’Unione consentendole di ottenere una risicata maggioranza numerica a Palazzo Madama.
«Andiamo avanti e continueremo a denunciare le irregolarità che sono state commesse», dice al Giornale Antonio Tajani. E i casi da esaminare non sono pochi, come spiega l’avvocato Filippo Dinacci, che ha curato gli aspetti legali dell’esposto presentato dai tre eurodeputati di Forza Italia al procuratore aggiunto di Roma, Italo Ormanni. «Abbiamo raccontato al pm - spiega Dinacci - fatti di rilevanza penale che emergono dalle lettere e dalle e-mail inviate ai parlamentari europei oltreché dalla puntata di Striscia la notizia dello scorso 13 aprile nella quale si raccontava di compravendita di voti e di schede che sparivano. Il cittadino interpellato dalla trasmissione è stato individuato perché ha rilasciato interviste a emittenti belghe e lussemburghesi ed è rintracciabile: si chiama Sebastiano Scandereberg».
Alla denuncia, inoltre, sono stati allegati atti della magistratura argentina competente in materia elettorale secondo i quali non sarebbero state consegnate le schede a 4200 cittadini aventi diritto al voto. Sempre in Argentina, un atto notarile certifica che un’urna elettorale non sarebbe stata inviata in Italia. Numerose, inoltre, le segnalazioni di plichi elettorali contenenti anche propaganda a favore di Romano Prodi. «Non è un problema politico - conclude Dinacci - ma di sistema democratico. Da lunedì verificherò personalmente in Procura».
Uno degli scopi principali dell’esposto è la verifica delle schede elettorali estere custodite a Castelnuovo di Porto. Ma la proclamazione dei parlamentari renderà più disagevole il percorso alla magistratura ordinaria nel caso iniziasse ad indagare. Si tratterebbe, infatti, di richiedere l’autorizzazione alla Giunta delle elezioni dei rispettivi rami del Parlamento, espressioni di maggioranze contestate. La procedura allungherebbe di molto i tempi. Per verificare le irregolarità commesse all’estero, invece, serviranno rogatorie internazionali.
Come anticipato dallo stesso premier Silvio Berlusconi, è stata scartata l’ipotesi di un ricorso al Tar per accertare eventuali omissioni dell’Ufficio centrale per la circoscrizione estero. Anche qui la palla passa alla Giunta delle elezioni che diventerà, per dirla con Berlusconi, il «controllore di se stesso».