Gli europarlamentari si tagliano lo stipendio: ma solo tra nove anni

Francesca Buonfiglioli

da Milano

Stipendi uguali per tutti e fissati a 7.000 euro lordi al mese attinti dal budget comunitario a partire dal 2009. Il Parlamento europeo, riunito ieri in seduta «miniplenaria» a Strasburgo, ha approvato il nuovo statuto degli eurodeputati. L’accordo, passato a larga maggioranza - 403 voti a favore, 89 contrari e 92 astensioni, tra le quali quelle di Borghezio e Speroni della Lega e di Pirilli di Alleanza nazionale - mira, tra l’altro, a mettere ordine nel criticatissimo groviglio retributivo dei parlamentari dell’Unione.
Dopo il vaglio del documento da parte della commissione e del Consiglio dei capi di Stato e di governo, saranno infatti eliminate le disparità tra i rappresentanti dei diversi Paesi membri, che attualmente percepiscono un compenso pari a quello dei colleghi delle rispettive Assemblee nazionali. La busta paga degli italiani, in cima alla classifica degli eurostipendi con circa 12mila euro mensili seguiti dagli austriaci con 7.613 euro, sarà quindi equiparata a quella ben più magra dei colleghi polacchi, fanalini di coda con 566,90 euro. Stessa sorte toccherà alle «europensioni». Anche se il vero taglio sarà operativo solo a partire dal 2014: nei nove anni di «transizione» previsti dall’entrata in vigore dello Statuto, i governi nazionali che lo riterranno opportuno avranno infatti la possibilità di ricorrere ai propri bilanci integrando la busta paga europea e mantenendo, nei fatti, il sistema attuale. Più che un iter, quello dello Statuto degli europarlamentari, può essere considerato una saga. È dal 1998 che l’Unione cerca di dotarsi di un regolamento per il suo Parlamento. Dopo un tentativo fallito nel 2001 e due anni dopo la bocciatura di un primo provvedimento da parte di alcuni governi nazionali, a riprovarci è stata la presidenza di turno lussemburghese con una proposta vagliata dalla commissione giuridica guidata dall’italiano Giuseppe Gargani, incaricata l’8 giugno dal presidente dell’Assemblea Josep Borrell.
«Gli eurodeputati - ha dichiarato ieri Gargani - ora rappresentano tutti i cittadini europei, non più solo quelli nazionali».
L’ipotesi, concordata tra le parti non senza scontri e tensioni, potrebbe però naufragare nuovamente sotto i colpi degli esecutivi non disposti a cedere i propri privilegi che, nel caso italiano, saranno chiamati a esprimersi sul «dimezzamento» della propria busta paga.
Insieme al problema della disparità degli stipendi, che non saranno più pagati dai governi nazionali, sarà risolto anche lo scandalo degli «extra» forfettari che sono già sborsati direttamente dalle casse comunitarie. È finita l’era dei rimborsi spese per viaggi e soggiorni a Bruxelles e Strasburgo «sulla fiducia», viaggi in business class e cene in ristoranti à la page, senza la necessità di presentare ricevute che, nell’intenzione dell’Europarlamento, sarebbero dovuti servire a colmare le differenze abissali tra i compensi. Ma che nel concreto hanno solo ottenuto la definizione di «corruzione legalizzata» da parte del quotidiano britannico Times. Dal 2009, con il placet del Consiglio europeo, le spese saranno infatti rimborsate in base ai costi reali.