Europee, il centrodestra al 50% doppia il Pd

RomaSette punti in trecentosessantacinque giorni, più di mezzo punto ceduto ogni mese. È il patrimonio di preferenze percentuali che il Pd ha perso per la strada a un anno dalle politiche 2008. Il partito ora guidato da Dario Franceschini si presenta alle elezioni europee del 6-7 giugno con un potenziale medio del 26%, contro il 33,2 ottenuto nella gestione Veltroni. È una lenta e costante corrosione di voti che i rilevamenti di opinione stanno inquadrando in modo sempre più chiaro.
I sondaggi sono unanimi: il prossimo appuntamento elettorale proietterà il centrodestra vicino alla maggioranza assoluta, ossia ai confini del 50% dei voti. Il Partito democratico potrebbe fermarsi alla metà. A livello europeo, il Pdl sfiora il 40% delle potenziali preferenze in quest’ultima fase di campagna elettorale, la lega vola tra il 9 e il 10 per cento. Il Pd oscilla tra il 26 e il 27. L’Italia dei valori supera l’8% e l’Udc tiene con un 6-7%. I sondaggi di ieri, gli ultimi disponibili, dicono sempre la stessa cosa: neppure la sentenza Mills ha inciso sui consensi del Popolo della libertà, avanti di tredici punti rispetto al Pd (39 a 26).
Per quanto riguarda le amministrative, in alcune città imperdibili come Bologna e Firenze il vantaggio del centrosinistra sembrerebbe ancora consistente, ma si allarga l’area a rischio. Arrivano due dati nuovi a spaventare il partito: in provincia di Torino, secondo il sondaggio di «Termometro politico», la candidata del centrodestra Claudia Porchietto avrebbe il 44,4% delle preferenze e sarebbe dunque in leggero vantaggio sulla bandiera del Pd e presidente uscente Antonio Saitta (44,2). A Prato, in base a una ricerca Ipsos commissionata dal Pdl, il candidato del centrodestra Roberto Cenni è staccato soltanto di due punti dall’aspirante sindaco del centrosinistra Massimo Carlesi (44,8 contro 47,2).
Nel voto europeo non c’è partita. Renato Mannheimer sul Corriere della Sera indica una percentuale per il Pdl tra il 38 e il 39 per cento, in rialzo da 0,6 a 1,6 punti rispetto alle politiche 2008. Cresce la Lega, le cui potenzialità vengono indicate appunto fino al 10%. Il Pd non supera il 27,5 per cento, l’Idv potrebbe puntare al 9, l’Udc al 7, mentre le sinistre (Rifondazione più Sinistra critica) potrebbero strappare al Pd, sebbene divise, fino al 6% dei consensi, ricostituendo quella base di voti del Prc prima dell’avventura di Veltroni e del suo nuovo partito unico.
Secondo questa ricerca Ispo, gli italiani sono però piuttosto annoiati dal voto europeo: solo l’8% degli intervistati si definisce «molto interessato», il 28% «abbastanza», mentre ben il 64% è poco (36) o per nulla (28) affascinato dall’appuntamento politico. Il 42% non ha ancora deciso per chi votare e di questi il 10% si confessa «in alto mare». Amministrative: i candidati sindaci Pd di Bologna e Firenze, Flavio Delbono e Matteo Renzi, sono in netto vantaggio ma non hanno affatto la certezza di essere eletti al primo turno (forbice del 49-52 per il primo, del 46-50 per il secondo).
Demos & Pi per Repubblica segnala invece il Pd bloccato al 25,7% con un «totale di coalizione» (virtuale), calcolando l’Idv di Di Pietro, di 33,8. Il Pdl è al 38,8%, il centrodestra al 48,9. «L’adozione di una strategia più “aggressiva” (del Pd, ndr) - scrivono i sondaggisti di Demos & Pi - ha permesso di frenare questa tendenza al declino, senza però invertirla». Secondo questa indagine inoltre soltanto il 20,4% definisce il caso Lario-Berlusconi un fatto pubblico. Per l’istituto Digis, interpellato da Sky, il Pdl è al 40,2%, il Pd al 25,9.