Europee, la legge torna in commissione

Annuncio congiunto del presidente della Camera, Fini, e del presidente del Consiglio, Berlusconi. Poi il premier insiste sulla sua linea: "Se si trova l'accordo bene, altrimenti la legge attuale a noi va benissimo". L'opposizione approva: "Decisione saggia"

Roma - Dopo la Lega, anche An. La linea della maggioranza è la stessa. L'accordo totale. Se non c'è ampio consenso sulla legge di riforma per il sistema di voto per le prossime elezioni europee le norme possono restare quelle attuali". Al termine del pranzo fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è emersa l'intesa sul fatto che il testo di riforma della legge elettorale europea presentata dalla maggioranza ritorni in Commissione. "Non c'è nessun ddl del governo - ha spiegato Berlusconi - è un'iniziativa parlamentare: se si trova un'intesa bene, altrimenti a noi va benissimo questa legge". Il testo di riforma della legge elettorale torna in commissione per verificare eventuali intese così come auspicato nei giorni scorsi dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

An d'accordo L’esecutivo di Alleanza nazionale, riunito questo pomeriggio a Montecitorio, ha espresso "soddisfazione" per la decisione di eliminare dal calendario dell'aula della Camera la riforma della legge elettorale per le Europee e di riportare il dibattito in commissione Affari Costituzionali. Lo ha detto Ignazio La Russa, ministro della Difesa e reggente di An, al termine della riunione. "C’è una soddisfazione generale perché questa riforma rischiava di diventare il luogo dove si scaricavano tutte le tensioni. Non è necessario incattivirsi su una legge del genere".

L'opposizione approva "Decisione saggia quella del ritorno in commissione. Si tratta di una vittoria del buon senso, promossa dal Presidente della Repubblica e accolta con sensibilità istituzionale da Fini. Non si può cambiare la regola del gioco a colpi di maggioranza". Così Pino Pisicchio, Idv. Il Pd attende invece la maggioranza alla prova dei fatti in commissione. Il vice segretario Dario Franceschini, si limita a rispondere: "Vedremo, ci vogliono fatti e non parole". Più articolato il commento di Marina Sereni, vice capogruppo Pd a Montecitorio: "È chiarissimo che da parte del Pdl non c’è stata finora nessuna forma di apertura verso le proposte dell’opposizione. Abbiamo presentato numerosi emendamenti ma non c’è stata alcuna possibilità di discutere né sulla soglia di sbarramento né sulle preferenze. Se ora ci sarà un cambio di rotta, lo potremo vedere solo in commissione".

Bonaiuti attacca Veltroni "Avevamo l’idea che sincronizzare i criteri di elezione di Strasburgo con quelli italiani fosse qualcosa che piaceva a Veltroni: con sbarramento e liste bloccate il Pd era riuscito a emergere come l’unica formazione della sinistra, qualcosa che lui sembrava essersi proposto fino dal discorso del Lingotto". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, parlando su Radio1 della riforma della legge elettorale. "Si vede - ha aggiunto - che ha cambiato idea, l’ha cambiata molte volte in questo periodo...".