Eustachio

Narra la leggenda che Placido, generale di Traiano, cacciava uno splendido cervo. L’animale, che aveva una croce tra le corna, si fermò e si rivelò come Cristo. Placido si fece battezzare con la sua famiglia. Prese il nome di Eustachio e assistette impotente alle sciagure predettegli dal cervo: la peste lo privò di servi e bestiame, i ladri fecero il resto. Ridotto in miseria, Eustachio si imbarcò per l’Egitto. Sua moglie finì schiava del capitano della nave. Uno dei suoi due piccoli venne rapito da un leone, l’altro da un lupo. Eustachio, pur affranto dal dolore, non perdette fiducia che anche la seconda parte della profezia del cervo si sarebbe realizzata: Cristo non l’avrebbe abbandonato. Passò il tempo e, premendo i barbari ai confini, Traiano mandò a cercare il suo vecchio generale. Lo trovò e gli affidò le truppe. I due figli, che erano stati salvati da alcuni pastori, erano cresciuti e si erano arruolati. Divenuti ufficiali, si erano persi durante una tempesta e avevano trovato asilo in casa di una anziana donna. Questa era la loro madre, finita lì dove varie peripezie. I tre, nel raccontare le proprie vicende, si riconobbero. I due giovani decisero di chiedere al loro generale il permesso di riportare la madre in patria. Nella tenda del generale la famiglia si riunì perché Eustachio riconobbe la moglie. La campagna bellica ebbe successo e Adriano, succeduto a Traiano, indisse sacrifici ad Apollo. Ma Eustachio e i suoi rifiutarono in quanto cristiani. Furono chiusi dentro a un grande toro di bronzo sotto al quale ardeva il fuoco. Le urla dei morenti ne uscivano come muggiti.