Eutanasia, i silenzi del cattolico Prodi

Rino Cammilleri

L’agenzia Apcom del 25 settembre 2006 ha riferito sulla riunione dei senatori dell’Ulivo riguardante la Finanziaria. In particolare è interessante quel che è accaduto un attimo prima, nei capannelli che si sono formati all’inizio dell’incontro. Qui c’è stato agio, infatti, di parlare anche del tema del giorno: l’eutanasia. Incontrando un gruppo di senatori tra i quali c’erano i cattolici Paola Binetti, già presidente del Movimento Scienza e Vita, e Giorgio Tonini, diessino proveniente dai cristiano-sociali, il presidente del consiglio Romano Prodi è stato avvicinato dalla Binetti, che avrebbe scambiato con lui qualche parola a proposito della questione sollevata dalla drammatica lettera del tetraplegico Welby al presidente della Repubblica Napolitano. Prodi avrebbe soprattutto ascoltato, invitando a un confronto non esasperato sul tema, di cui bisognerebbe, semmai, parlare con serenità. E, conoscendo Prodi, la cosa non stupisce.
L’uomo non sopporta, infatti, gli scontri verbali, i toni nervosi, le argomentazioni gridate. Ama la pacatezza, la moderazione, il sussurro, il dialogo pacioso. Certo, da un cattolico, anche adulto, ci si sarebbe aspettati un secco diniego, sia pure sereno e pacato, ma deciso e reciso: no all’eutanasia, come dice la Chiesa e non da ieri. Dunque, inutile parlarne, e chiuso il discorso. Un «no» costa solo un flatus vocis, è una sillaba, per giunta composta da due sole lettere. In questo l’italiano, come l’inglese, ha un vantaggio sul francese, per esempio, che usa non due ma tre lettere. Ed è incredibile la quantità di idiomi in cui un «no» suona suppergiù allo stesso modo, talché tutti capiscono, anche in sede europea e senza bisogno di traduzione.
La Binetti, riferisce ancora l’agenzia, racconta di aver detto a Prodi che occorre stare attenti in materia di tagli alla Sanità, perché ci sono famiglie che, vivendo in situazioni drammatiche ed essendo in condizione di disagio economico, possono per questo «arrivare a ipotizzare soluzioni di eutanasia». Prodi avrebbe mostrato «grande attenzione» e altrettanta «disponibilità». Dunque, la Binetti, par di capire, è contraria all’eutanasia e, da cattolica, almeno qui sembrerebbe in perfetta linea con le direttive della Chiesa. Infatti, l’eutanasia è proprio una di quelle questioni «non negoziabili» tassativamente elencate or non è molto da Papa Benedetto XVI.
Quando c’è materia che concerne la vita e la morte non si discute, e non vale lo specioso argomento che certi divieti sono a carico dei soli credenti, mentre chi non crede non è obbligato a seguire altro che la sua coscienza. No, l’eutanasia è uno di quei punti fermi che coinvolgono il bene comune, e la Chiesa non può transigere. Ora, è singolare che un presidente del Consiglio imiti il presidente della Repubblica su questo tema: Napolitano è e deve essere super partes, perciò invita a dibattere. Ma il premier non è super partes, bensì rappresenta una parte. Ora, proprio nelle due questioni che hanno infiammato la cronaca in questi giorni - la pretesa islamica di scuse da parte del papa per il suo discorso a Regensburg e appunto l’eutanasia - il premier ha assordato col suo silenzio.
Perfino il laicissimo Zapatero si è esposto esprimendo solidarietà al pontefice. Da noi, invece, zitti e mosca. Anzi, il voto contrario del cattolico Andreotti, che ha impedito analoga presa di posizione. Ora, sull’eutanasia, la direttiva ai cattolici dell’Unione pare essere: parlatene pure, se volete, ma con serenità. Strani, questi cattolici adulti. Ricordano molto da vicino i democristiani d’antan, i quali sempre si comportavano da teorici del giusto mezzo, del dialogo ad ogni costo, del compromesso sempre e comunque, della firma sulla legge abortista «altrimenti avremmo perso la presidenza, il che sarebbe stato più grave».