«Eutanasia, subito una legge» Ma la sentenza spacca l’Ulivo

Pannella critica i giudici: «Si uccide un corpo già torturato». Il centrodestra si oppone a nuovi provvedimenti: «Va migliorata l’assistenza alle famiglie»

da Roma

Dopo la sentenza del tribunale civile, il caso Welby arriva definitivamente in Parlamento. La maggioranza in particolare è decisa a colmare quel «vuoto normativo» sottolineato dal giudice Angela Savio di fronte a casi come quelli dell’uomo malato di distrofia muscolare che chiede di morire. Ma le posizioni sono spesso contrastanti, quasi opposte. «Facciamo un passo indietro ed esaudiamo quella richiesta», invita il segretario di Rifondazione Franco Giordano. Ma i cattolici del centrosinistra mettono le mani avanti: «Il parlamento sta già lavorando - chiarisce la senatrice della Margherita Paola Binetti - a un’ipotesi di testamento biologico dove, in ogni caso, sarà scritto chiaramente che non esiste alcun diritto all’eutanasia». «Per quanto mi riguarda - aggiunse il ministro delle Politiche per la famiglia Rosi Bindi - un intervento legislativo non potrà che confermare la scelta del nostro ordinamento che non prevede l’eutanasia».
Le commissioni giustizia e sanità si metteranno al lavoro già da martedì, come assicura il senatore diessino Felice Casson, ex magistrato e relatore in commissione giustizia sul testamento biologico, ma «ci sono ben otto disegni di legge» in materia.
E nella maggioranza c’è chi si vuole fermare al solo testamento biologico e chi chiede di spingere le nuove norme più nella direzione della dolce morte, se il malato lo richiede: «È con questa sentenza, magari anche corretta, che si continua a uccidere un corpo sequestrato, torturato e già ucciso», è stato il commento amaro di Marco Pannella dopo la decisione di ieri del tribunale civile su Welby. «È venuto il momento delle scelte difficilissime, drammatiche - ha aggiunto l’europarlamentare radicale Marco Cappato, presidente dell'associazione Luca Coscioni -. È comunque presto per decidere su un appello a questa decisione». Ma la necessità di norme certe si fa sempre più stringente: «È ora che la politica, attraverso il parlamento, si esprima con chiarezza», incalza il capogruppo dei comunisti italiani alla Camera, Pino Sgobio. Bisogna «dire basta a una politica ipocrita che sta provocando a tante persone, e alle loro famiglie, solo sofferenze», afferma il capogruppo dei verdi alla Camera Angelo Bonelli.
«Mi sembra che la sentenza confermi la necessità - sostiene il ministro della Salute Livia Turco - di varare con urgenza norme in grado di chiarire la delimitazione giuridica di ciò, uso le parole del giudice, che va considerato accanimento terapeutico». Il ministro si è detto disponibile «ad affrontare la definizione di norme che colmino tale vuoto legislativo. L’ordinanza del giudice Savio conferma come sia labile il confine decisionale e di responsabilità nel quale verrebbe a trovarsi il medico e l’operatore sanitario che acconsentisse ad interrompere una prestazione sanitaria la cui sospensione possa provocare la morte del paziente». Il presidente del Senato Franco Marini si è detto contrario all’eutanasia, «ma questo doloroso caso Welby ci impone di migliorare gli strumenti giuridici». È sottile il confine tra il «no» all’accanimento terapeutico e l’eutanasia, come l’unità di vedute su questo argomento, tanto che il segretario dei ds Piero Fassino ha avvertito: «Affrontiamo i problemi con equilibrio, saggezza e umiltà senza piantare bandiere ideologiche. E forse così si possono trovare delle soluzioni ragionevoli», norme «equilibrate, per evitare che l’accanimento terapeutico sia fonte di sofferenza anziché di cura».
La posizione della minoranza è innanzitutto critica sulle motivazioni della sentenza. Il vuoto non è quello normativo, chiarisce il senatore Alfredo Mantovano (An), ma quello «di concreta assistenza da parte delle istituzioni, per i costi notevoli che spesso le stesse non vogliono sostenere». Secondo il collega di partito Maurizio Gasparri «il giudice sembra quasi invocare una legge sull’eutanasia». Anche per la senatrice Laura Bianconi e le deputate Isabella Bertolini e Patrizia Paoletti Tangheroni di Forza Italia la necessità non è una norma, ma quella di «porre rimedio, con una migliore normativa, alle lacune che esistono per quanto riguarda l’assistenza di questi pazienti e delle loro famiglie». Il senatore leghista Roberto Calderoli spiega di provare «un dolore profondo per la «drammatica situazione che il povero Welby sta vivendo», ma, chiarisce, «non riesco a pensare che l’uomo possa togliere una vita che non è nella sua disponibilità». Per questo non ha partecipato alla veglia di ieri «che usualmente è destinata ai morti» e sarà vicino a Welby «con la preghiera, chiedendo a Dio di volerlo richiamare a sé ripagandolo finalmente di tutte le sue sofferenze».