Evasione fiscale, scontro fra i Poli Casini: no al tintinnar di manette

Il presidente Udc replica al leader dell’Unione: «La sinistra sa solo minacciare»

Emanuela Fontana

da Roma

La zero tolerance fiscale di Romano Prodi prevede anche il carcere. Il professore lo ha chiarito a Lucia Annunziata domenica durante la trasmissione In mezz’ora: per far pagare le tasse, ha spiegato il leader dell’Unione, «non servono strumenti straordinari, ma la legge. La rivoluzione in democrazia non la si fa con il sangue, ma con la legge. Se la legge prevede le manette, manette».
Le reazioni della maggioranza alla proposta non si sono fatte attendere. Mentre dall’Unione ci sono già le prime frenate. «Sappiamo che costringere, tra virgolette, gli italiani non serve - ha precisato Francesco Rutelli - è sempre meglio convincere con un buon sistema di controllo, ma soprattutto con la logica».
«Il tintinnio di manette che agita Prodi nei confronti degli evasori fiscali - commenta il presidente della Camera Pierferdinando Casini - dimostra come la sinistra non cambi mai. Alla fine quello che riesce a fare è minacciare gli italiani che andrà ad arrestare gli evasori».
Il leader dell’Udc boccia l’idea di Prodi: «Non mi sembra una meravigliosa idea quella delle manette - dice - perché gli evasori vanno colpiti con un conflitto di interessi vero. Penso ad esempio alla proposta che il mio partito ha fatto per una deduzione dalle tasse, per i cittadini che guadagnano meno di 50mila euro, dell’affitto di casa. Questo è un modo di combattere l’evasione fiscale». Un dato, sostiene poi Casini, fa riflettere sul fatto che i passati governi di centrosinistra non abbiano applicato il principio della «tolleranza zero» con gli evasori: «Tutto quello che è affluito nelle casse dello Stato con i condoni di Tremonti dimostra che questa grande efficacia alla lotta all’evasione fiscale di cui parla il centrosinistra, nei cinque anni precedenti non l’avevamo vista».
Prodi sostiene di aver sbagliato la comunicazione al capitolo tasse, che non verranno alzate. Le entrate arriveranno dai controlli sull’evasione. Ma secondo uno studio realizzato dal centro di ricerche Ref (Ricerche per l’economia e la finanza) il nuovo programma fiscale dell’Unione sulle imposte sulle rendite degli investitori porterebbe 5,5 miliardi di euro nelle casse dello Stato, tenendo conto di tutti i titoli in mano alle famiglie. Solo briciole arriveranno dai Bot, mentre le maggiori entrate si ricaverebbero da azioni, bond, fondi degli investitori.
Secondo il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, «evocare le manette agli evasori è solo un modo per nascondere il vero obiettivo dell’Unione: l’aumento della pressione fiscale. In questa ipotesi, però, la ripresa economica che sta decollando verrebbe soffocata sul nascere». La lotta all’evasione «è un elemento centrale della politica economico-fiscale e non della politica giudiziaria», ricorda Benedetto della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali-Radicali per le Libertà.
La precisazione di Prodi all’Annunziata in realtà non è contenuta nel programma dell’Unione, dove si parla di «opportuni strumenti di controllo e accertamento». Il concetto di lotta all’evasione è stato ripreso da Rutelli, che però non parla di «manette»: «Vogliamo far pagare un po’ di meno tasse a tutti, perché tutti pagano le tasse. Non ci saranno nuove tasse, non ci sarà crescita della pressione fiscale, non ci saranno nuove tasse per la casa, non ci sarà nulla di tutto quello che il centrodestra ha tentato di mettere in campo per spaventare gli italiani».
«Bisogna smettere in questo Paese di demonizzare le tasse. È una forma moderna di solidarietà», ha commentato invece il leader della Cisl Savino Pezzotta, che però avverte: «Per quanto riguarda i buoni del Tesoro bisogna avere una certa prudenza perché c’è anche del risparmio delle famiglie, dei pensionati, che vanno garantiti, ma non va nemmeno però pensato che non si tassano quelli che hanno più soldi».