Evasione fiscale sotto l'ombrellone sulle spiagge laziali

I controlli svolti dall'Agenzia delle Entrate a Ostia, Fregene, Fiumicino, Anzio e Nettuno rivelano che la metà dei ricavi non viene dichiarata. Molti i casi di manodopera non in regola. I blitz del Fisco continueranno per tutta l'estate.

É tempo di «evasione estiva». Ma perlomeno sul litorale romano la frase si presta a significati diversi e non del tutto piacevoli. Un'operazione svolta dall'Agenzia delle Entrate ha infatti rivelato che nelle spiagge nei pressi della capitale quasi il 50 per cento degli stabilimenti balneari tende a distrarsi al momento di dichiarare i propri introiti. I controlli svolti a Ostia, Fiumicino, Anzio, Fregene e Nettuno offrono un quadro non proprio confortante per le casse dello Stato. La Direzione provinciale II di Roma dell'Agenzia fa, infatti, sapere che «quasi il 50 per cento dei ricavi non viene dichiarato», i maggiori ricavi ammonterebbero a oltre un milione di euro e il reddito medio rilevato sarebbe pari a 86 mila euro a fronte dei circa 18 mila dichiarati». Numeri, peraltro, frutto di un'indagine ancora parziale.
L'obiettivo, spiega in una nota l'Agenzia, è rilevare il reale volume d'affari degli stabilimenti balneari, facendo emergere eventuali discordanze con quanto dichiarato al Fisco: le 10 verifiche già concluse hanno messo in evidenza «l'occultamento di maggiori ricavi pari a oltre il 45% di quelli dichiarati. Altre 44 verifiche sono ancora in corso». L'indagine durerà tutta l'estate. I funzionari hanno analizzato i dati dei sistemi informatici interni, le informazioni dei Comuni costieri e usato parametri come il numero degli ombrelloni e delle cabine. Sono state passate al setaccio anche attività accessorie come ristoranti e bar e applicati i cosiddetti studi di settore. Oltre all'evasione sono stati riscontrati diversi casi di manodopera non in regola, secondo quanto fa sapere l'Agenzia.
«È chiaro che se c'è qualcuno che non rispetta le regole è giusto venga accertato - dice il presidente dell'Associazione balnearia litorale romano Simonetta Mancini -; è anche vero che quello in corso è un primo vaglio e quindi attenderei che finiscano tutti gli accertamenti per avere dati ed esiti definitivi. Lo Stato cerca di fare cassa, in questo particolare momento». Alcuni gestori di stabilimenti si augurano che il blitz del fisco non sia «di tipo aggressivo, considerato il momento di crisi internazionale e italiano che stiamo vivendo». Altri chiedono che i controlli riguardino anche settori come l'edilizia, «dove c'è un'evasione sommersa conclamata», dicono. Qualcuno spiega che la manodopera non in regola a volte consiste in parenti venuti a dare una mano in situazioni d'emergenza, mentre in certi casi i bar non fanno gli scontrini per la troppa confusione.
Il Sindacato italiano balneari (Sib) di Anzio e Nettuno respinge l'accusa di essere una categoria di evasori e invierà all'Agenzia delle Entrate un documento firmato da tutti i gestori delle spiagge per chiedere che nelle valutazioni per il nuovo studio di settore si tenga conto di una serie di parametri che saranno indicati nel testo. Come il fatto che il numero degli ombrelloni montati in spiaggia non corrisponde sempre a quelli affittati. In ogni caso la pressione della Guardia di Finanza, da alcuni anni, sta aumentando con una intensificazione dei controlli sui litorali di tutta Italia. Sebbene ricostruire i redditi non denunciati (e l'imponibile IVA non dichiarato) sia tutt'altro che agevole e occorra ricorrere a presunzioni più o meno fondate, i controlli raramente lasciano delusi i verificatori. Con l'evasione in riva al mare e sotto il solleone che appare come una pratica quantomai diffusa.