Per evitare un calvario ora la sinistra cerca di votarsi alla Madonna

"Meno seminari e più Caritas", "Chiesa meglio dei sindacati". Ecco la svolta cattocomunista degli esponenti del nuovo Pd. La Balena rossa cerca di sommare gli opposti, ma il Papa va bene solo se non parla di etica

Marianna ha i boccoli color camomilla e scrive lettere leggiadre sul Corriere della Sera. Il Pd, di questi tempi, appare ancora un po’ confuso. Non è un partito. Qualcuno dice che non ha un’anima, ma è tanti pezzi messi insieme senza uno straccio d’identità. Franceschini giura sulla Costituzione, parla di assegni ai disoccupati e cerca di navigare a vista fino a ottobre. Tutti, intorno a lui, si chiedono da dove ricominciare, dopo il naufragio, dopo che Veltroni ha detto basta, dopo le incertezze e le batoste. Quello di cui si sente davvero il bisogno è un punto di riferimento, una sezione di partito, un territorio, una casa, qualcosa che assomigli a una chiesa, cattolica o comunista a questo punto poco importa. Lo pensa anche Marianna, con i suoi boccoli biondi, madonnina veltroniana, che di cognome fa Madia e occupa un posticino in Parlamento. Marianna scrive che dopo aver visto Tremonti da Santoro, ad Annozero, si è illuminata: questo non è più il tempo dei libri di economia, ma della Bibbia. «Meno Aspen e più Caritas, Sant’Egidio, Lampedusa. Meno statistiche fredde, discusse in seminari a porte chiuse, e più storie vere. Di carne e di ossa». Niente fiori, ma opere di bene. Il messaggio più o meno è questo.
Marianna, con santa grazia, indica dove sta navigando il Pd di Franceschini, l’ultimo capitano Achab a caccia di quella creatura politica, sorta di mito postmoderno, che è la Balena Rossa. La rotta è confusa e attraversa tanti spicchi di mare. Ci sono pezzi di comunismo emiliano, dotto e paesano. C’è un po’ di sindacalismo meridionale. C’è la base e la parrocchia. C’è il comunitarismo e Marianna rispolvera anche la persona contro l’individuo. C’è il cristianesimo sociale e la Rerum Novarum. C’è la costituzione cattocomunista e il laicismo dei mangiapreti. E c’è il nuovo partito dell’Angelus, che tenta un esperimento di fisica quantica: la scissione del Papa. Buono quando parla di lavoro, denaro e crisi economica. Cattivo se si avventura su etica, vita, morte, sesso ed embrioni vari.
Franceschini sta preparando il suo altare di santini, quelli che devono sostituire i poster novecenteschi di Veltroni. Kennedy e Martin Luther King finiscono in seconda fila, Obama è un mezzo disastro, l’America è lontana. Serve altro, qualcosa di più prosaico, gente come Don Milani, La Pira, Dossetti, Rodano o un buon costituzionalista come Arturo Carlo Jemolo. Va bene anche Pasolini, con la nostalgia delle lucciole e il suo cristianesimo laico, sofferente, disperato, masochista. Il miracolo sarebbe convertire davvero l’opera e la vita di Gramsci al cattolicesimo sociale. È lui l’icona che manca. Basta una piccola operazione di chirurgia ideologica e Franceschini trova il suo testimonial perfetto. Gramsci martire, Gramsci santificato dall’Azione cattolica, Gramsci in copertina su Famiglia Cristiana, Gramsci senza Togliatti, Gramsci antifascista (e antiberlusconiano). Gramsci con la Rerum Novarum sotto il braccio e la benedizione di Leone XIII.
La sinistra, da tempo, ha nostalgia delle vecchie sezioni di partito. Quei luoghi dove si andava a bere e fumare, piazza indoor e metropolitana, fede, discussioni, libri, maestri, rivoluzione e ideologia. Era l’illusione di partecipare a qualcosa di grande, come in una canzone di Gaber. Era lì che il popolo comunista celebrava la sua messa. Quando tutto è caduto, è rimasto un vuoto, una solitudine assoluta. Ora che le sezioni con le porte in legno, le pareti rosso sporche, la falce e martello, non ci sono più, cosa resta? Le parrocchie. Maurizio Zipponi, ex leader della Fiom di Brescia, ex di Rifondazione, lo dice con chiarezza: «La Chiesa è l’unica, insieme al sindacato, ad avere terminali diffusi sul territorio. Ai ragazzi precari, oratori e parrocchie offrono un luogo di aggregazione».
Franceschini è convinto che la Balena Rossa non sia solo una leggenda. Ci crede e in fondo i suoi romanzi rubano il realismo magico a Jorge Amado. E forse per questo ha chiamato nella sua segreteria un uomo dell’Opus Dei come Giuseppe Lupo. Sacro e profano. Cristo e Stalin. Don Camillo e Peppone. Più e meno. Il sogno è questo: sommare gli opposti. Il rischio è che sommando un più a un meno il risultato sia zero. Una grande Chiesa, ma vuota.