"Evitata una barbarie Il processo sarà una figuraccia"

Il deputato Nicola Cosentino: "I colleghi hanno letto le carte e hanno agito con coscienza"

Roma «Con buona pace di chi mi vuole morto alla fine andrà bene, vedrete, perché sarebbe una barbarie se alla Camera finisse diversamente». Nelle ore che precedono il Grande Giorno l’onorevole Nicola Cosentino scarica la tensione rassicurando l’iperattiva portavoce Paola che lui a Poggioreale non ci passerà la notte, «né oggi (ieri, ndr) né mai perché anche il processo finirà con una figuraccia per chi continua a ritenermi un camorrista».

A poche ore dal voto più difficile della sua vita Nick ‘o americano ostenta una tranquillità sospetta. Rassicura Berlusconi che lo chiama per tranquillizzarlo. Rassicura chi gli è al seguito, chi lo tempesta di telefonate, ogni autore di sms d’imbocca al lupo. Solo quando lo aggiornano su Maroni che non arretra di un millimetro, si spazientisce: «Io quello proprio non lo capisco. Decide che devo andare in carcere senza aver letto le carte e non capisce che se oggi tocca a me domani può toccare a qualsiasi parlamentare che la magistratura prende strumentalmente di mira.

E pensare che proprio io ho fatto sacrifici infiniti, nella mia terra, per convincere gli elettori campani della bontà dell’alleanza con la Lega. Eppoi, come dice quel garantista vero, autentico, del radicale Turco, che fa l’ex ministro dell’Interno? Si accorge dopo due anni e mezzo che con lui al governo stava il referente politico dei Casalesi? E dopo aver votato contro l’arresto, l’altra volta, adesso cambia idea sugli stessi capi d’accusa? Ma come ragiona questo qua?». Un collega del Pdl lo chiama per segnalargli la promozione della fidatissima e onnipresente portavoce di Maroni al Milan del presidente Berlusconi: «E un segnale bbono Nico’? Dimme di sì». Cosentino casca dalla nuvole: «Ma dai? Hai capito, quella lì... al Milan? Non ne so niente... ma figurati».
Il telefono bolle. Due caffè e Cosentino sprofonda nella bolgia di Montecitorio. Tutti amici, a parole. Gli girano gli ultimi calcoli di Verdini, le soffiate provenienti da un maroniano e dal Pd. Sono rassicurazioni che in cuor suo non lo rassicurano affatto. Segue il dibattito, il voto, la conta. Nick scarabocchia fogli e pensa al peggio. Ora è davvero solo. E lo è ancor di più quando Fini lo dichiara salvo. Senza forze Nick abbraccia lo scrittoio poi sollevato a forza dagli abbracci di mezzo Pdl mentre più in là inveiscono i giustizialisti doc e l’ex garantista Bocchino (peraltro tirato in ballo dallo stesso pentito di Cosentino) straparla di difesa dell’indifendibile.

Ai cronisti Cosentino spiega che si vuol riscrivere la sua storia attraverso i pentiti, rimarca il diritto di difendersi nel processo, ringrazia il Parlamento che ha deciso in piena autonomia, ma non la Lega. «Sono la vittima di trattamento ingiusto e di un’aggressione politica e in parte giudiziaria». Dopodiché Nick fila al partito. Si fa festa.

La prima cosa che ha pensato quando Fini ha finito la conta?
«Devo chiamare mia moglie, i miei figli».

Era davvero sicuro di farcela?

«Sicuro è una parolona. Solo quando ho sentito il dibattito in aula ho capito che finalmente più di qualcuno aveva letto le carte, che c’era stato un approfondimento serio. Anche se non avevo la
certezza sull’esito favorevole, ero più sereno».

Chi ha votato contro l’arresto?

«Chi si è fatto, trasversalmente, un esame di coscienza oltre a quanti hanno letto bene le carte. Oltre a quel galantuomo di Paolini, molti nella Lega hanno votato contro le manette».

Qualcuno nel suo partito che la voleva in cella?

«Non credo, non lo so».

L’ex ministro Carfagna?

«Ha votato secondo coscienza, contro l’arresto».

E il suo «amico» Italo Bocchino?

(ride) «Anche lui ha votato secondo coscienza».

Ha lasciato il coordinamento del Pdl in Campania.

«Lo avevo detto, l’ho fatto. Però continuerò a fare politica a tempo pieno nella mia terra»

E continuerà a presenziare al suo processo?

«Assolutamente. Peccato però che procede con una lentezza esasperante. A pensar male forse qualcuno non lo vuole fare più sto processo. Il pm che sosteneva l’accusa, per dire, ha cambiato mestiere. Fa l’assessore con De Magistris».

Casini parla di «errore politico».

«Se i padri costituenti avessero potuto assistere alle sedute del Parlamento dedicate a mandare in carcere i deputati si vergognerebbero di come procedono le cose in questo paese»

Ha letto sul Giornale del suo gip che si è «dimenticata» di astenersi perché nell’indagine che la riguarda, in contatto coi suoi due coindagati legati ai casalesi, c’era il fidanzato?

«Sono rimasto senza parole. Non mi faccia dire niente che è meglio».

E della notizia anticipata dalla trasmissione Piazzapulita della sua casa romana acquistata a metà prezzo, da Propaganda Fide, in cambio dell’assunzione, da parte sua, in un consorzio, di due nipoti del cardinale Sepe?

«Ma che è sta storia? Che è? Infangano ancora, pure oggi! Sono puttanate, vedo la trasmissione e se è il caso querelo».