«Eviteremo inefficienze locali Chi spende male tasserà di più»

Calderoli: «Così gli amministratori incapaci si assumeranno le loro responsabilità»

da Roma

Ministro Calderoli, sul federalismo fiscale si registra un’ampia convergenza politica. Ma c’è pure chi avverte il rischio che l’Italia venga divisa in futuro tra ricchi e poveri.
«Non c’è nessun rischio di questo tipo. Anche perché tutti i servizi fondamentali, previsti dalla Costituzione, verranno sempre garantiti. Allo stesso tempo, però, bisogna capire che si deve cambiare passo, evitando errori del passato e tagliando le spese folli».
Come interviene il “modello” che porta il suo nome?
«Tanto per cominciare, stoppa la finanza derivata (le varie addizionali regionali) e non prende come riferimento le spese storicamente sostenute dagli enti locali. Adesso bisogna puntare l’attenzione sui costi standard (per lo stesso servizio a Milano si deve spendere come a Catanzaro), per arrivare ad una vera autonomia delle Regioni e degli enti locali, grazie anche a tributi propri e compartecipazioni derivate (Iva, Irpef... ). Un modello comune per tutti, a cui ciascuno deve richiamarsi, basato sul principio della perequazione, perché è necessario ristabilire un collegamento tra i centri di spesa e di entrata».
Quindi ogni Regione avrà a disposizione un identico budget per evitare sprechi?
«Verrà fissato uno standard a cui tutti dovranno richiamarsi, per evitare che, come avveniva in passato, chi era meno efficiente spendeva di più, e viceversa. L’obiettivo finale è di stabilire per tutti una quota “x”. E chi non riuscirà a gestirsi dovrà metterci la propria faccia, chiedendo altri soldi ai propri cittadini, introducendo nuove tasse».
E se qualcuno avrà il “fiatone”?
«Se alcune Regioni non riusciranno a coprire le spese con entrate proprie, entrerà in gioco un fondo perequativo. Ma in ogni caso sarà una rivoluzione all’insegna della trasparenza e della responsabilità, che arriverà in maniera graduale, attraverso un periodo di transizione».
Quanto ci vorrà per determinare i costi standard dei servizi pubblici?
«Per quanto riguarda le materie non essenziali, il periodo dovrebbe essere di tre anni. Per il resto, invece, saranno le Regioni a decidere, attraverso un loro confronto interno».
Sul piano politico, si continua a ricercare il consenso dell’opposizione. Non ci saranno intoppi?
«Guardi, sul federalismo fiscale e sulle riforme, la Lega ha sempre cercato il dialogo con le varie forze politiche. Al momento riscontro una grande convergenza, e non solo nel Pd. Basti pensare che anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola, esponente di Rifondazione comunista, ha di recente sostenuto la mia proposta»
Quindi andrà tutto liscio?
«Me lo auguro. Ma un conto è il dialogo, un altro sono le riforme, senza le quali il Paese va a fondo, si spacca. Spero quindi che il sostegno giunga pure dall’opposizione, ma in caso contrario andremo avanti. E in Parlamento, poi, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità».
Federalismo e riforma della giustizia andranno di pari passo?
«Non capisco perché bisogna sempre mischiare i due argomenti. Si tratta di due questioni non incompatibili, ma diverse. Il tema del federalismo è più antico, ed è sul tappeto da quasi trent’anni. Ciò non vuol dire che la riforma della giustizia non sia importante. Bisogna, ad esempio, affrontare il problema dei tempi troppo lunghi dei processi civili e penali, e mi auguro che possa venire approvata in breve tempo, magari a novembre. Ma ho timore che non avvenga, perché, diciamo così, il dibattito è molto intenso».
Ma a essere intenso, ieri, è stato pure il fiume di polemiche per il gesto del vostro leader, Umberto Bossi, contro l’Inno d’Italia.
«Sono sempre le solite polemiche, ma la questione è sempre legata al federalismo».
In che senso?
«Ho sempre sostenuto che l’Inno è un simbolo di uno Stato che deve dimostrare di volere bene ai cittadini, rispettandoli, senza considerarli invece sudditi. E Bossi lo dice con le sue parole, ma in maniera assolutamente efficace, facendosi interprete dei sentimenti di un popolo che chiede solo di poter lavorare. Diamogli il federalismo, fiscale e costituzionale, e poi vedrete che inizieranno a cantarlo».
L’Inno di Mameli?
«Forse “Va’ pensiero”... ».
Un nuovo dispiacere per il capo dello Stato?
«Con il presidente Napolitano ho un rapporto di stima e di collaborazione vera. Con lui il dialogo è sempre stato aperto e, in settimana, andrò proprio al Quirinale per esporgli i contenuti del disegno di legge sul federalismo».