«Evitiamo che Roma affoghi nel caos»

L’assessore comunale all’Urbanistica, Roberto Morassut, si è detto convinto che il futuro assetto urbanistico della città di Roma risieda nelle cosiddette «18 nuove città metropolitane». Abbiamo chiesto a Massimiliano Maselli, capogruppo dell’Udc in Regione, se condivide questa impostazione. «Assolutamente no. Comune di Roma e Regione Lazio propongono un modello romanocentrico che penalizza lo sviluppo delle aree territoriali circostanti. A fronte di un’immane espansione edilizia alla quale non corrisponderebbe un adeguamento delle infrastrutture il suo modello finirebbe, volendo usare un linguaggio sanitario, per favorire una crescita asimmetrica del corpo della Città rispetto al suo sistema cardiovascolare che espone la Capitale al rischio di infarto».
Cosa la spaventa di più del modello «romanocentrico»?
«La messa all’angolo di ogni politica di decentramento a favore di Roma. Un esempio? Morassut propone di realizzare nella Capitale 3 campus universitari quando ci sono province completamente sguarnite di atenei. Che se ne fa Roma di tre campus universitari? Meglio allora fare università più piccole, di eccellenza e dislocarle sul territorio della provincia».
Qual è invece la vostra proposta?
«Proponiamo un modello policentrico secondo una struttura urbanistica che garantisca l’interruzione della continuità dello sviluppo edilizio, individuando dei “poli forti” come Civitavecchia, Pomezia, Tivoli, Guidonia, Velletri e Colleferro».
Cosa la fa pensare che il suo modello sia migliore delle 18 città metropolitane proposte dal centrosinistra?
«La mobilità. Roma è una città invivibile che negli ultimi quindici anni ha visto nascere solo residenze, uffici e centri commerciali e le cui insufficienti reti di trasporto e infrastrutture, inaugurate negli ultimi anni, restano per lo più quelle progettate e decise dalle giunte precedenti. La dimostrazione è il caos assoluto della mobilità romana. Se dovesse realizzarsi il modello romanocentrico di Morassut il traffico a Roma imploderà!».
Quindi la grande sfida sul futuro assetto urbanistico di Roma si gioca sulla viabilità?
«Nell’area centrale romana sono essenziali le reti metropolitane e i sistemi viari tangenziali. Nel territorio esterno al centro è indispensabile una rete di trasporto passeggeri su ferro, rispetto alla quale non si è mai trovata una sintonia operativa con le Ferrovie dello Stato. Per il trasporto merci andrebbe finalmente percorsa una strada che faciliti gli scambi intermodali e poi c’è la questione delle dominanti ambientali».
Di cosa si tratta?
«Vanno avviati due grandi progetti per l’area romana che da troppi anni sono in stand-by. Mi riferisco a quello della tutela del sistema fluviale (Tevere e Aniene) e a quello del Parco naturalistico e archeologico dell’Appia Antica».