Evitiamo la facile mitologia

Ho letto con interesse l'articolo in oggetto e concordo che se il recupero delle tradizioni è importante occorre evitare di finire nella mitologia dell'identità dei liguri.
Avrei da aggiungere una considerazione sui «penati» del passato remoto (Enea ed il padre Anchise) del passato prossimo (fino alla metà del '900) e la situazione di oggi: un conoscente, titolare di un laboratorio di marmi fornitore di tanti artigiani, mi ha confermato che sia nelle città sia nei paesi della Liguria, molte persone, dal cognome ligure doc, chiedono il preventivo per la tomba dei loro cari e poi non si fanno più vedere ritenendo tale spesa elevata e dimenticando che, in passato, anche nei paesi sperduti dell'entroterra dove la gente mangiava farina di castagne, le famiglie dedicavano ai loro «penati» una casa di riposo eterno adeguata con massime scritte in latino per persone che non conoscevano neanche la lingua italiana, ma solo il dialetto della loro vallata.
Oggi il marmo lavorato costa caro nonostante non arrivi più da Carrara, ma dal Brasile o dalla Cina... ma prima di riscoprire l'identità dei Liguri, cerchiamo di far riscoprire alle nuove generazioni il culto dei «penati» senza andare indietro di duecento anni ma solo con un salto indietro alla generazione dei «nonni» ancora in vita che spieghino ai nipoti i loro comportamenti giovanili verso i penati; infatti i genitori del '68 e dintorni pensano al carpe diem e forse sanno dei «penati» solo quando un vecchio zio senza figli lascia loro una quota parte d'eredità.
P.S. Il lettore Freda ha notato il lapsus di A. Casareto che sicuramente non frequenta le sale cinematografiche con l'idolo di tante signore Brad Pitt nel film Troy.