Evviva la notizia che non fa notizia

Si sa che le buone notizie non fanno notizia. E qualcuno ricorderà
l’esperimento di un piccolo giornale che per scelta pubblicava solo
fatti positivi: chiuse dopo pochi numeri

Si sa che le buone notizie non fanno notizia. E qualcuno ricorderà l’esperimento di un piccolo giornale che per scelta pubblicava solo fatti positivi: chiuse dopo pochi numeri.
Alla luce di queste premesse, non dovrebbe stupire quello che stiamo per raccontare. Ecco il fatto. In un concorso internazionale dove si sceglievano i 300 migliori progetti scientifici proposti dai giovani ricercatori europei, gli italiani sono arrivati ai primi posti. Per la precisione, sono stati scelti ben 35 progetti nostrani, secondi solo ai tedeschi (con 40 ricercatori premiati), prima quindi di francesi, inglesi e spagnoli. I progetti vincitori sono stati finanziati con un milione di euro a testa e anche questa è una notizia non secondaria. Perché qui non stiamo parlando delle solite classifiche sui Paesi che primeggiano nelle materie scientifiche e i soliti discorsi retorici sui primi della classe e sugli asini europei. Questo era il bando del Consiglio Europeo delle Ricerche (Erc) nell’ambito del Programma «Ideas», al quale hanno risposto ben 9.000 ricercatori da tutto il continente inviando progetti e chiedendo soldi per poterli attuare. Una cosa molto concreta e ben fatta.
Avete letto qualcosa in proposito? No. A parte un articolo di Salvatore Settis su Repubblica (Settis è il rettore della Normale di Pisa e un membro italiano del consiglio scientifico dell’Erc) e forse qualche trafiletto nelle pagine interne di altri giornali, la buona notizia è passata sotto silenzio. E poteva essere un bello spunto. Pensate che titolo da prima pagina: «Italiani tra i primi in Europa. Sorpassati francesi e inglesi». Niente di patriottico, per carità. Ma qualcosa di positivo, ogni tanto, per massaggiare l’ego nazionale.
Mentre quando si tratta di parlare male di noi stessi, siamo sempre in prima linea. Il New York Times dice che siamo poveri e tristi? Articolesse e paginate per piangerci addosso. Il Financial Times scrive che siamo un Paese da operetta? Giù, altre paginate. Il londinese Times sentenzia che l’uomo latino è morto? Aperture, commenti in prima pagina, interviste al macho italiano di turno che stancamente ribatte: non sono morto.
Questo per dire cosa? Non vi aspettate la moralina finale. Vi abbiamo solo raccontato un fatto accaduto. Nonostante sia positivo.
caterina.soffici@ilgiornale.it