Gli ex bambini prodigio insieme per Schumann

Aveva sedici anni quando si vide piombare addosso la celebrità con la medaglia d’oro - nel 1977 - al concorso Casagrande di Terni dedicato a Schubert. Simpatie per la terra che l’ha lanciato, concerti-premio in giro per l’Italia, un fare forse più latino che teutonico, insomma un insieme di circostanze hanno avvicinato sempre più questo pianista all’Europa mediterranea. Così Alexander Lonquich, l’artista di Trier (Germania) cresciuto alla scuola di Paul Badura Skoda (Hochschule di Hessen), traslocava in Italia. Un artista poliedrico, insegna, compone, dirige, può suonare come il più classico dei pianisti ma allo stesso tempo intavola sperimentazioni che lo vedono partecipare a performance con pittori, video-maker, antropologi.
Lunedì, in Conservatorio (ore 21), per le Serate Musicali, Lonquich sfodera il suo lato più tradizionale. Siede al pianoforte in coppia con il violoncellista Christoph Richter per un programma che muove dall’op. 102 di Schumann (Fünf Stücke im Volkston) per concentrarsi su Brahms con le Sonate per violoncello e pianoforte op. 38 e op. 99. Singolare la carriera di Richter che s’è avvicinato alla musica tardissimo, almeno secondo gli standard consueti: aveva quindici anni, sebbene già a ventitrè fosse primo leggio nell’orchestra Ndr-Sinfonieorchetser di Amburgo. Lancio in Francia, con la medaglia d’oro al concorso Rostropovic, dove ricevette pure il Premio della Città di Parigi per la migliore interpretazione del brano intitolato a Rostropovic, Per Slava di Krzysztof Penderecki. Curiosità vorace pure quella di Lonquich, che spesso si trova a lamentare il fatto che «i programmi vengono impaginati con scarsa fantasia». Mentre spezza una lancia a favore delle ultime leve del concertismo, «le proposte di novità avanzate dai giovani vengono scoraggiate dai direttori artistici che preferiscono andare sul sicuro con programmi navigati».
Conservatorio
Lunedì ore 21
Infomazioni: 02 29409724