Per gli ex detenuti il Comune si fa in quattro

Michela Giachetta

Fatta la legge sull’indulto, ora si devono risolvere i problemi pratici legati alla sua applicazione. A Roma sono circa 8-900 le persone che usciranno dal carcere, a cui si aggiungeranno i 1.200 che hanno misure alternative agli arresti. Di questi un terzo è straniero e «circa il 10 per cento - spiega il provveditore dell’amministrazione penitenziaria regionale Ettore Ziccone - è dentro per clandestinità». Dove sistemarli tutti? Come evitare che una volta fuori tornino a delinquere? Che cosa predisporre per loro e con quali soldi? Come trattare chi è stato messo in carcere per clandestinità e che, entro cinque giorni dall’uscita, secondo la legge Bossi-Fini, se non ha una sistemazione dovrebbe essere rimpatriato? L’amministrazione comunale, in tutta fretta, quasi fosse una gara della solidarietà, a far vedere chi è più buono, è corsa ai ripari, assieme alla prefettura e alla Provincia, dando una prima risposta ad alcuni di questi interrogativi. E così ecco pronto un piano operativo sull’indulto, che servirà, come spiega l’assessore alle Politiche Sociali, Raffaella Milano, «a favorire il reinserimento sociale di chi uscirà dal carcere». Ci sarà uno sportello dedicato all’assistenza delle persone prive di risorse sociali e familiari e verrà ampliata di 50 posti la rete di accoglienza temporanea («Saranno all’interno di strutture comunali - spiega la Milano - ma per evitare problemi non divulghiamo l’indirizzo esatto»). Pronto anche quello che è stato definito il «kit delle prime 48 ore» che contiene, fra le altre cose, una mappa dei trasporti pubblici, quattro buoni pasto da 5,25 euro l’uno e, su segnalazione specifica, biglietti ferroviari per raggiungere le località di provenienza. Un kit molto simile a quello predisposto dalla Provincia, che ha messo in piedi anche due strutture informative nei carceri di Civitavecchia e Velletri e allestito tre strutture di accoglienza per i detenuti. L’amministrazione capitolina, inoltre, ha previsto anche un segretario per i detenuti stranieri per le necessarie pratiche amministrative e legali e la garanzia di continuità delle spese sanitarie, tanto che il Comune ha chiesto ai direttori generali di tutte le Asl romane di individuare un proprio referente per permettere questa assistenza. «Inoltre - sottolinea l’assessore alle Periferie e Lavoro, Dante Pomponi - verranno messe a disposizione dei detenuti venti borse lavoro attraverso un bando ad hoc». Per mettere insieme tutto questo servono soldi, però ancora non si sa quanti. Sicuramente si usufruirà del mezzo milione predisposto dal Bilancio nella voce «detenuti», ma spiegano dall’assessorato alle Politiche Sociali «si utilizzeranno anche fondi e servizi previsti per le emergenze sociali, dalle agenzie per le tossicodipendenze e dal settore immigrazione». Non si esclude anche il ricorso alla Cassa delle ammende.
Il Sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi, dopo un vertice in prefettura, ieri ha poi spiegato che «in tutte le carceri di Roma e tendenzialmente della regione sono presenti operatori e volontari per offrire un primo orientamento». Una attività questa che sarà coordinata dal prefetto Achille Serra. «Si tratta in questa fase di un aiuto e di assistenza elementare, non di attività di polizia. A chi esce - ha spiegato Manconi - si offre assistenza sanitaria, un alloggio e un pasto». E sui clandestini il sottosegretario aggiunge che «sì, esiste la Legge Bossi Fini, ma questo Governo non intende inseguire i beneficiari dell’indulto per spedirli al Centro di permanenza temporaneo». Serra, però, sottolinea altro: «Non bisogna illudersi che tutti coloro che vengono scarcerati vogliano essere aiutati a cambiare vita anche se perderebbero una grande occasione se non lo facessero». E poi precisa di aver raccomandato alle forze dell’ordine di «non accanirsi, altrimenti si vanificherebbe l’indulto». Un altro atto di clemenza, quindi, in questa gara di solidarietà cittadina.