Gli ex guru di D’Alema contro il tandem Repubblica-Di Pietro

«Il finale fosco del “Caimano” – la guerra civile per liberare l’Italia da Berlusconi – somiglia sempre più ad una profezia che si autorealizza. Una parte consistente della sinistra italiana appare intenzionata ad usare qualsiasi mezzo per impedire ogni tipo di accordo fra le opposizioni e la maggioranza, per bruciare i tentativi di soluzione politica alla tensione fra il presidente del Consiglio e una parte della magistratura, per sovvertire l’esito delle elezioni con un qualche “governo istituzionale”, e per isolare il Pd fino a stritolarlo, costringendolo ad accodarsi al correntone giustizialista». Concetti già detti, spiegati, sostenuti. La novità è un’altra: le frasi di cui sopra provengono dall’editoriale delle prima pagina di «The Front Page», sito web di informazione e approfondimento politico gestito da Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, due professionisti di giornalismo e comunicazione politica di sinistra. Rondolino è stato dal ’96 al ’99 responsabile della comunicazione nello staff di D’Alema, cioè quando D’Alema era presidente del Consiglio; e durante l’esperienza nello staff del primo ministro Rondolino ha avuto l’occasione di lavorare proprio con Velardi, esponente prima del Pci, poi del Pds e poi dei Ds.
E questa dunque sì che è una novità: il portale internet gestito da due ex spin doctor dalemiani si scaglia contro il pericolo per l’Italia rappresentato dal cosiddetto «partito del Caimano», lo «schieramento sfascista» di cui fanno parte «Repubblica, Travaglio e Il Fatto, Grillo, il “popolo viola”, Di Pietro e il suo partito azienda». «Lo scontro fra riformisti e giustizialisti - si legge ancora su «The Front Page» - non si può risolvere con un compromesso, e tanto meno con un organigramma». «Sullo scontro fra i riformisti e il partito del Caimano - concludono i due - si decide il futuro della sinistra, e dunque del Paese. Anche a destra c’è chi vorrebbe una bella spallata, anche a destra c’è chi applaude il finale del Caimano. Per questo le responsabilità della sinistra sono oggi enormi».