Un’ex hippie si prepara a conquistare San Diego

Roma: «Abbiamo le prove di quanto sostiene il nostro rappresentante a New York»

Giuseppe De Bellis

Nulla di fatto. Donna Frye, per diventare sindaco di San Diego, dovrà vincere il ballottaggio di novembre contro Jerry Sanders, ex capo della polizia e repubblicano, che ha ottenuto il 27 per cento dei consensi. La gente della città californiana ci aveva sperato. Chiedeva al proprio Dio di dargli un po' di tranquillità. Quella di un tempo, quella perduta in un anno complicato e pieno di caos: elezioni contestate, scandali, carte bollate, soldi spariti, accuse e tribunali. La città che una volta era perla della serenità dell'America, tra la fine del 2004 e i primi sette mesi del 2005, è diventata il centro di un giallo socio-elettoral-politico-finanziario. Un giallo la cui conclusione è rimandata al ballottaggio di novembre.
Donna Frye sperava di farcela al primo turno. La candidata che era stata battuta il 2 novembre 2004 e che con la sua battaglia legale contro il risultato di quell'elezione aveva innescato il meccanismo che poi ha generato il finimondo. Ha raggiunto solo il 43 per cento dei voti, ed è democratica, in una città storicamente repubblicana. Ex hippie, moglie di Skip, uno dei più famosi surfisti della storia, comproprietaria di un negozio di surf, ex cuoca in un fast food, ex donna delle pulizie, la Frye era stata data per favorita davanti ai suoi avversari, un ex capo della polizia e un uomo di affari locale. Favorita per un motivo molto semplice: in realtà Donna era già stata eletta il 2 novembre, quando si era votato per il rinnovo del sindaco in coincidenza con le elezioni presidenziali che avevano confermato Bush alla Casa Bianca. Ma, sfruttando un cavillo giuridico, il sindaco uscente, il repubblicano Dick Murphy, era riuscito a farsi rieleggere, nonostante avesse ottenuto meno voti della Frye, quasi sconosciuta, entrata da poco in politica (fa parte del consiglio comunale della città).
La donna, entrata in gara poche settimane prima dello scrutinio del 2 novembre, era una cosiddetta write in candidate. Se si voleva votare per lei, si doveva scrivere per esteso il suo nome in una speciale casella. I voti write in furono una valanga. Secondo i conteggi ufficiali, 121.728 persone, pari al 35 per cento degli elettori, votarono per lei. Murphy riuscì a spuntarla soltanto grazie ai tribunali: in molte delle schede c'era sì il nome della Frye scritto per esteso, ma non era stato annerito il cerchietto adiacente, provocando l'annullamento del voto. Per mesi si è andati avanti tra ricorsi e appelli, tra carte bollate e sentenze. Alla fine a gennaio scorso la corte Suprema della California diede l'ultima parola: Murphy.
Ma la carriera del sindaco non è durata a lungo: le accuse di corruzione sono tornate a galla nelle scorse settimane e il sindaco ha dovuto dimettersi il 15 luglio. Già in passato Murphy era stato coinvolto in un grosso scandalo legato alle pensioni dei dipendenti pubblici della città oltre ad essere stato accusato di aver lasciato un enorme buco nei fondi pubblici. E come se non bastasse, improvvisamente sono tornate in ballo le accuse contro tre dei nove membri del consiglio comunale che furono accusati, l'anno scorso, di avere incassato tangenti dal proprietario di un club di strip-tease per ammorbidire le regole che impediscono alle ballerine di essere toccate dai clienti.
Se a novembre Donna riuscirà a insediarsi al Municipio, San Diego spera che tutto quanto venga dimenticato, vuole che le signorine dei night continuino a lavorare senza che gli uomini le palpeggino troppo, vuole ridare a tutti i dipendenti comunali la garanzia di un fondo pensione. Poi punterà a tornare a fare quello che le riesce meglio: attirare e spolpare i turisti, acchiapparli con la magia del surf. E per questo Donna Frye sembra essere perfetta: è una delle poche americane senza patente di guida ed ecologista convinta. Una che tra i primi punti del suo programma elettorale ha una decisione fondamentale: mettere altoparlanti con musica agli incroci principali della città per allietare i pedoni nell'attesa che il semaforo diventi verde.