Un ex imbianchino è diventato il re dei centri commerciali

Gianni Moro ha fondato il suo impero negli anni Settanta a Ponzano Veneto. E ora in Belgio sta costruendo lo shopping center più grande d’Europa

A tredici anni fa l’imbianchino nella zona di Ponzano Veneto, la stessa terra dove poi si svilupperanno i Benetton. Poi preferisce il lavoro di muratore, con calce, cazzuola e panini con la mortadella e l’«ombra», il bicchiere di vino: pensa di guadagnare di più. Quindi finisce in un’azienda di prefabbricati di Codroipo, provincia di Udine. Ci arriva come muratore nel 1974, dopo un paio d’anni, forse qualcosa di più, ne diventa proprietario insieme a un amico, Paolo Marchi. E in un viaggio negli Stati Uniti scopre alla fine degli anni Settanta l’esistenza dei centri commerciali. Perché, si chiede, non li posso fare anch’io? Lascia allora tutto e s’imbarca in una nuova avventura.
Oggi Gianni Moro si è specializzato nella costruzione di centri commerciali, dal progetto di fattibilità alla consegna chiavi in mano. Sta addirittura costruendo nei dintorni di Charleroi, in Belgio, quello che è uno dei più grandi d’Europa, il secondo se non il primo. E ora ha anche deciso di edificare vicino agli aeroporti, alle autostrade e ai centri commerciali gli «Hotelissimi», hotel a quattro stelle per uomini d’affari ma con stanze che costano meno di cento euro a notte. L’unica differenza è che i clienti devono provvedere per conto loro a portarsi su e giù i bagagli.
Una vita nel cemento. Classe 1957, quinta elementare, bene in carne, sposato da 35 anni con Ida Pollon, Moro è un tipo sveglio. Molto sveglio. Figlio di contadini, zii materni minatori in Belgio, ha quasi sempre vissuto nei cantieri edili, in mezzo al cemento e al fango delle costruzioni. Ancora oggi, quando va in giro con la macchina per visitare i cantieri in Italia, ha sempre nel portabagagli gli stivali di un tempo che non ha mai abbandonato e che calza quando è il caso. Scaramanzia? Forse ma anche perché, dice, «comodi». Si alza alle 5 del mattino in quanto, sostiene, deve preparare le istruzioni ai collaboratori prima di andare nei vari cantieri a controllare lo stato dei lavori; giura di fare solo due settimane di vacanze l'anno rifugiandosi in una casa che ha in Sardegna dalle parti di San Teodoro ma che il più delle volte trasforma in ufficio; ha nel cuore la passione per la terra al punto da essersi comprato ad Arcade, provincia di Treviso, una tenuta, «La Madonnina del grano», in cui produce 2.500 quintali di vino, Merlot e Cabernet. Ma quando parla di mattoni gli occhi addirittura brillano. Definisce «bellina» la villa che si è comprata coi debiti tanti anni fa a Ponzano Veneto, vicina a quella dei Benetton, e che poi ha ristrutturato alla grande. Si definisce «immobiliarista puro», uno cioè che non gioca con la finanza. E si considera un innovatore nella costruzione dei centri commerciali in quanto ha perfezionato quanto ha appreso in giro per il mondo, mettendo in piedi una struttura molto flessibile che studia, progetta, acquisisce, appalta, vende, affitta e talvolta gestisce anche direttamente. Adesso, insomma, sono gli altri a copiare lui.
Fedele a due banche. Una ventina di società, quartiere generale a Villorba, provincia di Treviso, 50 dipendenti diretti tra ingegneri, architetti, geometri e altri 400-500 come indotto, due banche alle spalle da sempre, la Popolare di Cividale e la Friuladria, il gruppo Moro ha un giro d’affari di 250 milioni di euro. E una caratteristica: progetta e consegna il centro commerciale chiavi in mano, dai tre ai quattro anni di lavoro, pensando quindi a tutto, dalla costruzione al mobilio, ma appalta ogni cosa a terzi. Sua è invece la società di engineering, quella che effettua lo studio di fattibilità basato su un’idea dominante: quanto la gente spende. Già, perché i centri commerciali realizzati dal gruppo Moro sono, dice, «delle piccole cittadelle del consumo e del divertimento». Così ci sono gli asili nido in modo che le mamme possano andare a fare tranquillamente la spesa ma ci sono anche i giochi delle bocce per le persone della terza età. Anzi, per il tempo libero ci sono persino multisale, mercatini e piazze coperte con panchine. Finora sono una decina i centri commerciali realizzati dalla Gestim, la società costruttrice del gruppo Moro. Tipo il «Quarto parallelo» nei dintorni di Cremona. O quelli di Belluno, Ronchi dei Legionari, Conegliano e Muggia nelle vicinanze di Trieste.
Il più grande d’Europa. È iniziata invece da poco la costruzione di quello che sarà il più grande centro commerciale d’Europa dopo che l’acquisizione dei terreni è stata effettuata nella primavera di quest’anno attraverso l’avvocato Sergio Calvetti: sorgerà a Farciennes, nei pressi di Charleroi, in Vallonia, e si chiamerà «la Cittadelle». Costruita su 650mila metri quadrati di terreno, avrà 270 negozi, 12 ristoranti, un centinaio di abitazioni, un albergo con 200 camere, parcheggio per 7mila auto. Sarà operativo alla fine 2007 con un investimento di 230-240 milioni.
Lo sbarco in Croazia. Un altro centro commerciale di 80mila metri quadrati sta poi sorgendo a Kastar, in Croazia, sul mare, quindi avrà anche discoteche e multisale in quanto funzionerà giorno e notte. Sarà venduto a un gruppo americano. E un altro più piccolo, 45mila metri quadrati, sorgerà nei dintorni di Ancona, a Castelfidardo. Questo invece verrà gestito dal gruppo Moro con un’apposita società che si chiama Mcc, Moro centri commerciali.
Gli «Hotelissimi». Troppa carne al fuoco? Nemmeno per sogno. Perché Gianni Moro è già partito con un altro progetto: costruire alberghi business, per gli uomini d’affari, in posti ben precisi, lontani dai centri delle città ma vicini agli aeroporti, alle autostrade e ai centri commerciali. Li chiama «Hotelissimi», alberghi a quattro stelle, con cento camere, sale per riunioni, convention e compagnia bella, ma in cui le stanze costano dai 60 ai 90 euro. Prenotabili e pagabili via Internet. Solo che non ci sarà nessun facchino e la colazione in camera sarà salata. Ecco il primo a Ronchi dei Legionari nei dintorni dell’aeroporto mentre è in costruzione quello di Rimini proprio di fronte alla Fiera. Nel caso degli alberghi Moro si è associato a Giorgio Boatto, 1960, appartenente a una famiglia di imprenditori che fino a metà degli anni Novanta ha costruito per conto dell’Enel e della Telecom. Per poi disfarsi dell’impresa. Una persona intraprendente e dai mille interessi, questo Boatto: ha vissuto per cinque-sei anni in Indonesia dove ha messo in piedi un’azienda di mobili per il mercato americano che poi ha venduto, è quindi rientrato in Italia dove il fratello maggiore, Ruggero, gestisce un paio di alberghi a Venezia e Caorle. Si è messo in affari col fratello gemello, Riccardo, vedovo della figlia di Marta Marzotto, Annalisa, comprando e vendendo ristoranti ma impiantando anche un’azienda di outsourcing in Cina, un’azienda cioè che produce per conto di imprese italiane, dal tessile alla ceramica. Inoltre Giorgio Boatto, sposato con Katia Fusaroli Casadei, dirigente Benetton per le licenze casa, è da qualche mese il console onorario della Repubblica Ceca per Venezia.
La dinastia in azienda. L’intesa sugli alberghi è questa. Gianni Moro, che ha già in azienda i due figli (Omar, 1970, ragioniere, si occupa dei piani finanziari delle varie iniziative, Chiara, 1975, avvocato con laurea a Padova, segue gli affari legali), penserà alla costruzione degli «Hotelissimi», una decina nei prossimi tre anni con un investimento di 150 milioni; e tutti in prossimità di centri commerciali che spesso sono anche quelli realizzati, o in fase di realizzazione, dal suo gruppo. Giorgio Boatto, e con lui Franco Albanesi, proprietario di alcuni alberghi nella zona di Riccione, penserà alla gestione e al marketing.
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