«Un’ex Miss mondo regina di Roma»

da Roma

Altro che l’Eurabia, temuta da Oriana Fallaci. È dell’Eurasia che si tratta, considerando i cineprogrammi di due importanti festival europei, quello di Cannes, dove il cinema asiatico, quest’anno, è una grande presenza sulla Croisette e quello di Roma, dal 18 al 27 ottobre sotto il segno di Bollywood, come ormai si denota la produzione cinematografica sfornata a getto continuo, dalle parti del Gange, per i dodici milioni di indiani, quotidianamente presenti in sala. «Si tratta di scoprire un mondo completamente nuovo, seguendo la bussola della curiosità e della conoscenza», spiega Goffredo Bettini, patron della Festa di Roma, che dall’anno scorso, al suo esordio, si è subito segnalata come vetrina internazionale, tenuta a battesimo, tra l’altro, dalla regista indiana Mira Nair.
«A Mombai, dove mi sono recato per una prima cernita delle opere da inserire nel Focus India, ho scoperto un’interessante produzione post-bollywoodiana, per dirla con Ashutosch Gowariker, il regista di Akbar, film epico che narra la storia dell’imperatore Moghul, unificatore delle varie religioni indù con il credo islamico. Il largo pubblico dell’Auditorium non potrà non riconoscere nella protagonista Aishwaraya Ray, la splendida ex-Miss Mondo indiana dagli occhi di smeraldo», svela Bettini, che in questi giorni si concerta anche con Marco Müller, direttore della Mostra del cinema di Venezia, al fine di non farsi una cieca concorrenza invadente. Business is business, ma i tempi impongono una quota di reciproca attenzione. Occorre, infatti, rimpolpare la Festa Internazionale di Roma con robuste iniezioni di star e titoli Usa (che, poi, sono il forte dell’«americano» Walter Veltroni) ed ecco annunciarsi, sulle rive del Tevere, la presenza di Jane Fonda, che accompagnerà Tornando a casa, toccante film di Al Ashby sui reduci del Vietnam, dove Barbarella, ormai settantenne, recita da comprimaria accanto a Jon Voight. Pellicola più che mai attuale, mentre la guerra in Iraq crea non pochi problemi. Insieme a Jane Fonda, Martin Scorsese sarà l’altro jolly della Festa, dalle cui casse sono usciti i denari per co-finanziare, di concerto con la Film Foundation del regista premio Oscar, il restauro di C’era una volta il West, uno dei capolavori di Sergio Leone.
E se, nell’ambiente del cinema, c’è già chi fa spallucce, ricordando che Bollywood, quale fenomeno artistico e produttivo, venne scoperto trent’anni fa dal Festival di Pesaro (con una nutrita cinerassegna curata dai critici Lino Miccichè e Claudio Trionfera), Bettini punta sulla nuova fetta di mercato venutasi a creare, in India, a ridosso della produzione commerciale dei grandi numeri. «È il 20 per cento della produzione globale indiana, rivolta a un pubblico evoluto. Una decina i titoli inclusi nella rassegna, per lo più commedie a sfondo morale, con la tipizzazione molto netta del cattivo e del buono. Roba naif, per lo svagato pubblico occidentale? Bisogna uscire dai pregiudizi e guardare No smoking, per esempio, film con John Abraham diretto da Anurap Kashyag, sulle vicende di un fumatore, che cercando di smettere di fumare, si addentra nel ventre di Bombay, attraverso occhi attenti e curiosi. Vogliamo far conoscere l’India in movimento, che esce dall’anonimato ed entra nella modernità. Per questo, nella sezione Business Street (spostata da Via Veneto all’Auditorium) Aruna Vasudev e altri produttori dell’industria cinematografica indiana, incontreranno i nostri industriali». Certo, non si può dimenticare che lo spirito talebano, nello star-system bollywoodita, ha fatto incriminare Richard Gere, reo d’aver baciato l’attrice Shilpa Shetty con trasporto giudicato eccessivo (se Gere va in India, finisce in prigione), «ma, al di là di ogni fanatismo, ognuno ha le sue consuetudini, da rispettare e comprendere», argomenta Bettini, che sul red-carpet farà sfilare Tabu, Pretty Zinta e Nandita Das, le attrici indiane più note, capaci di dare, alla donna, un’immagine più moderna. A chiudere il cerchio, una tavola rotonda dedicata a Roberto Rossellini, che seppe guardare all’India e a Roma con uguale interesse.