Ex parà gestiva tratta delle badanti

Anastasia, 67 anni, ha in Ucraina un nipotino orfano e malato. Liudmila, 50 anni, ha alle spalle anni di lavoro in una miniera di carbone a Slanzi. Andrej, 38 anni, da due anni non vede la moglie e la sua bimba di 12 anni. Tre storie di immigrati ucraini arrivati in Italia in cerca di un lavoro sicuro e finiti, invece, assieme a tanti altri immigrati dei Paesi dell'est, nelle maglie di una vera e propria tratta messa in piedi da un ex parà russo e dalla sua complice ucraina. A scoprire l'organizzazione è stata la squadra mobile di Genova che, dopo un'indagine durata 6 mesi, ha arrestato i due. Legati con la mafia russa, Tetyana Kaskova, 49 anni, e Evgeny Meshkov, 41 anni, gestivano centinaia di cittadini ucraini e romeni, in maggioranza donne, dai 45 ai 70 anni, da inserire nel mercato del lavoro nero. Dopo averli privati dei documenti, trovavano loro un impiego ma trattenevano sulle loro paghe una percentuale del 30-40 per cento.
Inoltre chiedevano un compenso per la sistemazione: 350-400 euro a posto letto in case fatiscenti della città vecchia o anche nel quartiere residenziale di Castelletto, dove alloggiavano in una ventina. Le donne lavoravano come badanti o infermiere presso privati o in case di riposo per anziani. Gli uomini nell’edilizia o nei trasporti. Per rientrare in possesso del loro passaporto dovevano pagare dai 3.000 ai 4.000 euro. Se si ribellavano alle regole del’organizzazione, gli immigrati venivano picchiati dall'atletico Evgeny, veterano dell'Afghanistan e cultore di arti marziali. Sono state proprio le percosse subite da una donna, ricoverata in un ospedale della città, sei mesi fa, a far nascere i primi sospetti. Alla sua testimonianza ne sono seguite altre, e l'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Anna Canepa, ha messo in luce la lucrosa attività della coppia. La squadra mobile, diretta da Claudio San Filippo, valuta che in due o tre anni, ammonterebbero a circa 2.000 gli immigrati gestiti dall'organizzazione.