Ex partigiani all'attacco: "Accorpare le festività? Non toccate il 25 aprile"

Levata di scudi contro la misura che prevede di accorpare le festività
infrasettimanali alla domenica. Barricate di Anpi e Fiom. E il Pd dà il via alla raccolta firme

Roma - A Genova l'assessore regionale al Turismo, Angelo Berlangieri, è preoccupato. A impensierirlo è quel codicillo inserito nella manovra varata settimana scorsa dal governo e che prevede di accorpare le festività infrasettimanali e non religiose alla domenica. Berlangieri si è detto contrario a un provvedimento che "colpisce pesantemente il turismo ligure". Non è il solo. Si tratta di una protesta bipartisan. Tuttavia, mentre il ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla sta valutando se apportare "eventuali correttivi", la sinistra extraparamentare trova il modo (prettamente ideologico) con cui attaccare il governo. Dalla Fiom all'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi) si preparano già alla lotta per difendere il 25 aprile. Un attacco che non ha in sé il bene economico del Paese ma, come svela la stessa Repubblica, l'intento di "fare il processo alle intenzioni dei nostri governanti". Un processo come da sempre viene lanciato ai governi di centrodestra ogni 25 aprile - contravvenendo, quindi, agli ideali di unità tanto sbandierati dalla sinistra stessa.

E' levata di scudi, insomma. Dalla riviera romagnola a quella ligure, dai pellegrini devoti a San Gennaro ai partigiani: le festività non si toccano. Chi per un motivo, chi per un altro da tutte le regioni del Belpaese è arrivato un pesante stop al provvedimento che prevede l'accorpamento di alcune feste "non concordatarie" nella domenica più vicina oppure al lunedì. Una misura fortemente voluta dal Consiglio dei ministri e volta a favorire la produzione: nel caso in cui una festività cade, per esempio, il giovedì è ormai costume allungare fino al lunedì dopo facendo il fatidico "ponte". A risentirne sono, va da sé, le aziende che in quei giorni producono di meno. Il governo ha provato a metterci una pezza, ma ha causato la protesta delle più disparate categorie che di fare sacrifici non ci pensano nemmeno.

Eppure da un dibattito prettamente economico c'è chi si attacca subito alle battaglie ideologiche che, da sempre, infiammano gli italiani. I primi ad andare contro il governo sono proprio gli ex partigiani dell'Anpi che si battono per difendere il 25 aprile e la festa del lavoro: "Il provvedimento, guarda caso, riguarderebbe le uniche festività laiche già sopravvissute dotate di grande significato storico e di notevole valenza politica e sociale". Il sindaco di Senigallia, il pd Maurizio Mangialardi, ha già detto che disubbidirà: "E' un provvedimento ideologico che offende i valori della democrazia, del lavoro e dell’antifascismo". Rifondazione comunista ha già avviato una raccolta firme e Paolo Ferrero assicura che farà di tutto pur di "mantenere le festività soppresse". Anche il quotidiano diretto da Ezio Mauro non si tira certo fuori dalla battaglia. In un commento pubblicato oggi Alessandro Pace (leggi qui)spiega che "la mancanza di considerazione di quelle date simboliche da parte dei nostri governanti può costituire, per i cittadini italiani orgogliosi di essere tali, motivo di indignata preoccupazione, soprattutto se si pone mente al fatto che quanti dileggiano quei simboli, prima di assumere gli incarichi di governo, hanno prestato giuramento sulla Costituzione". Così la norma "accorpa ponti" diventa l'occasione per il partito di Repubblica per condannare il governo reo di criticare la celebrazione della Resistenza, di voler sopprimere la festa del lavoro e di aver dileggiato la bandiera e l'inno d'Italia. Demagogia, appunto.

Al fianco dell'Anpi si schiera subito anche la Fiom. Le tute blu della Cgil sono già state allertate da Susanna Camusso. Appena arriverà l'ordine di scuderia sarà, infatti, mobilitazione generale. "Il 25 aprile - tuona il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini - è la data che ci permette di essere una democrazia, come non eravamo, e che permette anche a un governo come quello attuale di poter dire e fare quello che pensa". E ancora: "Il primo maggio e il 2 giugno dimostrano che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, un’idea che qualcuno vuole cancellare". Tanto che Repubblica arriva a ipotizzare che con la norma "accorpa ponti" il governo abbia colto l'occasione per "sminuire l'importanza simbolica di fatti storici che ai loro occhi non rappresentano dei valori". Non sono più i tempi di Palmiro Togliatti, quando rinunciava alla cittadinanza italiana perché come italiano si sentiva "un miserabile mandolinista e nulla più". Né sono più i tempi dei mondiali del 2002, quando l'Unità di Furio Colombo solidarizzava con i calciatori che (per ignoranza o per volere) non cantavano Fratelli d'Italia prima della partita.

Ora è il tempo della retorica e della demagogia. Con il Partito democratico della provincia di Ancona che arriva addirittura a promuovere una raccolta di firme. "La soppressione delle festività civili - spiega Emanuele Lodolini - mina i valori che stanno alla base della nostra Repubblica". Viene, quindi, da chiedersi quali siano i valori della sinistra. La resistenza, prima di tutto. E' ovvio. Ma il Pd annovera anche: il lavoro, la Costituzione e l'unità (non il quotidiano). In realtà, le forzature di Repubblica e le dure prese di posizione di Fiom e Anpi in un momento in cui anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha seriamente chiesto maggiore unità, vanno a inquadrarsi nell'ennesimo tentativo da parte della sinistra di trasformare il confronto parlamentare in scontro ideologico. Da sempre, infatti, il 25 aprile riesce a dividere il Paese: i fischi ai politici del centrodestra, la superiorità di una "certa" Italia a sentirsi più democratica e patriottica, i caroselli dei politici antiberlusconiani che si lanciano in parallelismi di dubbio gusto. Questo stesso scontro, gli ex partigiani vorrebberlo inserirlo nel dibattito sulla manovra.