Ex partigiano confessa: «Quanta violenza in nome della Resistenza»

Caro direttore,
ho 86 anni e mi scusi se sono costretto a scriverle a mano: non riesco più a usare la macchina per scrivere. Sono stato partigiano. Avevo 22 anni. Mi trovai in difficoltà con gli altri partigiani, quasi tutti reduci di guerra. Io ero il più giovane. Gli altri erano tutti sui trent’anni e anche più. Quasi tutti erano stati soldati nei vari fronti della spaventosa Seconda guerra mondiale. Io avevo ottenuto l’esonero dal servizio militare perché dovevo lavorare per alimentare i miei sette fratelli. Mio padre era morto d’infarto. Finita la guerra ci fu un’orgia tremenda con la caccia al fascista. Non soltanto venivano maltrattati quelli che avevano aderito al fascismo, ma tanti altri, che con il fascismo non avevano mai avuto nulla a che fare. Fu un’orgia tremenda, ripeto. Ricordo alcuni fatti. Un partigiano (però in quel momento si facevano chiamare partigiani anche molte persone malfamate: ladri, provocatori, gente che viveva di espedienti, furto soprattutto) andò nella casa di un impiegato comunale e volle che quella casa diventasse sua. Costrinse il malcapitato a firmare un foglio nel quale era detto che quella casa la cedeva al partigiano e pretese che la famiglia dell’impiegato uscisse di casa, perché quella casa era sua. Questo è uno dei tanti casi di quei giorni maledetti. Ho visto un carcere strapieno di gente (uomini, donne e bambini) arrestata dai partigiani perché fascista. Ricordo una donna che piangendo mi disse che lei non si era mai occupata di politica. L’avevano arrestata perché non voleva cedere la sua casa ad un partigiano. E poi altri fatti dolorosi, che mi costrinsero a ritirarmi. In quelle settimane in cui ero stato partigiano non ho visto altro che violenze tremende, appropriazioni indebite, furti, ricatti. Gli unici a comportarsi bene erano i reduci di guerra trasformatisi in partigiani. Gli altri erano soltanto ladri. Ora mi domando: io non sono in grado di fare lunghi tragitti, cammino con il bastone. E nel 1945 avevo 22 anni. Come mai esistono oggi baldanzosi partigiani che sfilano baldanzosi? Hanno la mia età? E com’è possibile che l’associazione partigiana abbia sempre nuovi iscritti? E la Quinta armata inglese e l’Ottava armata americana, che dalla Sicilia al Brennero, hanno invaso l’Italia liberandola da un regime ormai finito, non sono esistite? Solo le bande di partigiani hanno liberato l’Italia?
- Milano

Che le devo dire, caro Bonzio? Da quando leggo i libri di Giampaolo Pansa (non perdetevi l’ultimo: «Il revisionista»), mi sento un po’ meglio. Ma resta il fatto che tutta la storiografia ufficiale tende a descrivere la fine della guerra come una vittoria dei partigiani (sostanzialmente solo partigiani comunisti) contro i nazi-fascisti. Stop. E lo sa perché? Perché nel dopoguerra la storiografia ufficiale è stata affidata all’Insmli, l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, creato nel 1949 per iniziativa del Pci e dell’Anpi, e che ancora oggi pontifica (a spese nostre) sotto la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro. Risultato? Non solo nella memoria del Paese sono stati cancellati i soldati americani e inglesi, sepolti nei silenzi dei cimiteri di guerra, ma si dimenticano anche i soldati italiani che hanno combattuto al loro fianco. Provi a chiedere a uno studente che esce dal liceo se ne ha mai sentito parlare. E provi a chiedere anche se ha mai sentito parlare di Cefalonia. Vedrà. I nostri ragazzi escono dalla scuola convinti che i militari italiani siano quelli del film di Alberto Sordi, «Tutti a casa». E se parli loro di Triangolo Rosso, al massimo pensano all’ultimo perizoma esibito da Madonna in concerto...