Gli ex Pci in pellegrinaggi separati per commemorare Palmiro Togliatti

Anche la tomba del Migliore tra i beni del Botteghino pronti a finire in dote alla Margherita

da Roma
E la tomba di famiglia, quella falce e martello in cemento che spicca al Verano, resterà all’estremo ed esclusivo riposo dei big della Quercia, o petali della Margherita son già pronti a esigerne il conferimento nel patrimonio comune del Partito democratico?
È un interrogativo che si pone nel 43° anniversario della morte di Palmiro Togliatti, ieri, quando le tre delegazioni degli eredi di Botteghe Oscure si son recate all’austero mausoleo del Pci per rendere omaggio alla tomba del Migliore. Visite distinte e senza commistioni, come si conviene a fratelli separati. Il primo turno ai Ds, ore 9,30, poiché eredi legittimi e proprietari unici della costruzione (di valore non solo storico ma pure economico, visti i prezzi del cimitero monumentale di Roma dove un loculo costa quanto una villetta a schiera con vista mare a Santa Marinella). Alle 10 il Pdci, mezz’ora dopo Rifondazione. E poiché è freschissima la polemica tra i soci del Pd sul che fare delle Feste dell’Unità, macchine che sfornano salsicce, tortellini e tanti soldi ai quali il tesoriere Ugo Sposetti non vuol rinunciare, ci si chiede se «tutti» i beni immobili del Botteghino, dunque anche il «tombone» dove riposano i padri del comunismo italiano, con una cripta così grande da poter ospitare mezza Camera dei deputati, andrà in dote per il matrimonio con la Margherita.
In verità la prima delegazione era scarsa di diessini, anzi s’è trattato di una visita di famiglia, con Marisa Malagoli Togliatti accompagnata da alcuni vecchi amici di Botteghe Oscure, che s’è fermata in raccoglimento davanti al cippo - il più alto, sul manico della falce - che ricorda i suoi genitori: Nilde Iotti infatti, ha qui raggiunto Togliatti nel ’99. Minuti intensi e da non disturbare. Con le altre due delegazioni invece, poiché 43 anni son sufficienti a smaltire anche il dolore per l’assenza di una guida politica come quella togliattiana, si può anche buttarla in politica sorridendo. Il complesso funerario appartiene a Piero Fassino e Massimo D’Alema ormai, ma uno del Pdci ironizza: «Lì, in quei due cippi vuoti, potrebbero andare Veltroni e Rutelli». Un altro aggiunge: «D’Alema, invece, in quel cippo più basso coi fiori, ma accanto a Togliatti: gli spetta di diritto». Il primo rilancia: «Fassino, invece, in quel cippo lungo ed esile». Un terzo esplode: «E Parisi, dove lo metteranno?». Non che quelli di Rifondazione, quando è giunto il loro turno, si siano trattenuti. «Ma sì, potrà volentieri farsi seppellire qui anche Marini, ci sta bene in compagnia di sindacalisti come Lama, Di Vittorio e Novella», ha irriso uno. E poiché si notava che dei segretari del Pci/Pds/Ds qui ne giacciono soltanto due, Togliatti appunto e Luigi Longo - Amedeo Bordiga fu espulso per trotskismo e riposa a Napoli, le spoglie di Antonio Gramsci furono traslate al cimitero degli Inglesi prima che il partito erigesse il mausoleo, Enrico Berlinguer sta al cimitero di Prima Porta per volontà della moglie e delle figlie che lo volevano in famiglia almeno da morto -, naturale domandarsi dove andranno a finire gli altri segretari ancora vivi. Lapidario e sferzante, un rifondarolo: «Non sperate in Occhetto, si farà seppellire a Capalbio».
Il mausoleo è quel che vedete nella foto, fosse possibile fotografarlo da un elicottero apparirebbe il vetusto (per i Ds, non per gli altri eredi esclusi dall’asse pstrimoniale) simbolo della falce e martello, in cemento grigio e cubetti di porfido, nel miglior stile del realismo socialista. Sulla punta della falce spicca il nome di Camilla Ravera, la segretaria di Gramsci morta nell’88 a 99 anni. Il martello, in due cippi, è vuoto, destinato appunto e forse a Rutelli e Veltroni. C’è pure Pietro Secchia, ovviamente. L’ultima sepolta qui è Nadia Spano, morta l’anno scorso a 90 anni e inumata accanto al marito, Velio, scomparso nel ’64. Il più anziano degli ospiti è Ruggero Grieco, che ha abbandonato il mondo nel 1955. Insomma, gran parte della storia della sinistra italiana, è sepolta qui.
Dunque gli eredi non possono dimenticar la ricorrenza, anche se i Ds quasi se ne vergognano ormai e ne farebbero volentieri a meno. Ma come per le messe perpetue, c’è un meccanismo automatico che ogni 21 agosto sforna tre corone identiche che poggiano su Spano e Secchia, ogni delegazione che s’alterna fa prendere la sua per avvicinarla al cippo di Togliatti, si fa fotografare e lascia il cortiletto agli altri. È un rito stanco e liso, come le rose perenni davanti ad ogni nome che son di stoffa ormai consunta e sbiadita. Nel resto dell’anno, qui non ci viene nessuno. Salvo il Pdci, che torna a ottobre per Longo, e poiché si ritiene il «vero» erede del Pci, va da Gramsci il 27 aprile e da Berlinguer l’11 giugno.
Per dovere di cronaca, quest’anno la delegazione del Pcdi era composta da Dino Tibaldi, Cristina Cirillo e Masssimo Fe. Quella del Prc da Francesco Ferrara, Beatrice Giavazzi, Bianca Bracci Torsi e Luciano Iacovino. Aspettando Marini e Rutelli, ovviamente.