Ex prete porta in tribunale il Vaticano: «Ho lavorato per loro, voglio gli arretrati»

Ha portato in tribunale l'Istituto di sostentamento del clero rivendicando gli arretrati, ma dovrà attendere ancora un anno per una risposta alla sua rivendicazione. È il caso di un ex prete a cui la corte d'appello di Roma ha rinviato al 27 ottobre 2006 la causa. «Quei soldi mi servono a tutti i costi. Sono disoccupato e ho pure uno sfratto esecutivo», lamenta Giuseppe Serrone che dopo aver rinunciato ai voti si è sposato con una cittadina albanese. «Un anno di attesa per me è troppo. Ho presentato una richiesta con la quale chiedo che la discussione in aula venga anticipata: si tratta di una causa di lavoro, perciò mi avvalgo dell'art. 700 della procedura civile». Serrone, parroco a Viterbo per dieci anni e sette mesi, percepiva uno stipendio di 650 euro al mese: «Facevo anche i versamenti all'Inps per il mio datore di lavoro, vale a dire la diocesi. Quei soldi mi servono anche per aiutare i tanti sacerdoti sposati». Dimessosi da parroco, Serrone ha messo in piedi un sito internet e ha scritto anche a tutti i vescovi italiani per invitarli a riflettere sui problemi dei preti sposati: «Potremmo essere utilizzati come insegnanti di religione nelle scuole, o come cappellani nelle carceri».