Gli ex ragazzi di vita tentano il colpo con il pc

La guardiola del carcere di Bollate, periferia nord ovest di Milano, non promette nulla di buono. Muri scrostati, pareti verde prato che ha visto giorni migliori, infissi sporchi e sverniciati. «Ma qui non ci sono i detenuti, questo trattamento è per noi secondini» commenta ironico il portiere partenopeo di turno. E in effetti, appena superi i due portoni d'ingresso noti dei murales ben disegnati alle pareti, piante e addobbi nelle sale comuni, corridoi ben pittati. Se non ci fossero i detenuti adulti che stazionano qui e là, ti sembrerebbe di entrare in una scuola, di quelle ben tenute.

Il «Virgilio» che ci fa entrare in una classe speciale del carcere è il volontario di lungo corso Lorenzo Lento, informatico, e ci spiega che in questo corso, chi vuole può conquistarsi un diploma di informatica grazie alla piattaforma internazionale Cisco che mette a disposizione degli operatori i programmi di ogni livello, da quello base a quello più innovativo. Lorenzo fa il resto. Recupera i computer dismessi a chi glieli regala per i detenuti (l'istituto di detenzione non copre alcuna spesa), coordina i corsi per diverse ore della giornata, garantisce un diploma da spendere nella società civile per quei detenuti che vogliono cambiare registro una volta rilasciati. Chi glielo fa fare? «Me lo chiedo ogni tanto anch'io dice sorridendo ma mi fa star bene pensare che molti dei ragazzi quando escono non si ritrovano con un pugno di mosche. Qualcuno si è conquistato un posto di rilievo anche in multinazionali. Nel settore informatico non vale tanto la fedina penale ma la capacità sulla tastiera del computer». E infatti, il corso interno è molto ambito.

La classe

Su oltre mille detenuti presenti a Bollate, solo poche decine possono accedere alla saletta zeppa di macchinari, molti recuperati da studi che li scartano, ma perfettamente funzionanti. Ed è dentro queste quattro mura che un drappello di studenti raccontano qualche scampolo di ex vita, quando erano uomini liberi o uccel di bosco. Ci sono spacciatori, diversi omicida, truffatori, nessuno si fa troppi problemi nel raccontare la propria storia. Il meno disponibile del gruppo è Guido, 65 anni, ex medico. Segue il corso di informatica e si occupa del call center perché «ha parecchio tempo da passare in prigione». Non parla del suo reato, né nella sua condanna, ma ascolta, con fare sornione, le confessioni degli altri. Come quella di Marian, 35 anni, sorridente e disinvolto, che studia informatica perché vuole affinare la sua competenza. Lui ha già grande dimestichezza del settore, come hacker. Due anni fa i carabinieri lo hanno prelevato in Romania mentre, con il suo pc, faceva «fishing». Pescava, cioè, nei conti correnti delle Poste Italiane e trasferiva i soldi dei poveri risparmiatori sul suo. Quanto? «Non si può dire dice titubante - diciamo oltre 100mila euro». Ci facciamo spiegare il meccanismo della truffa dove lui si preoccupava di «pigiare molti tasti». Mandava, cioè migliaia di mail e alcuni abboccavano. «In un sito delle Poste finto spiega spedivo a raffica mail in cui inserivo il messaggio aggiornamento dati, clicca qui.- E i risparmiatori cliccavano e mi consegnavano le chiavi di accesso al conto. E io trasferivo i soldi da un'altra parte». Fino a quando non è stato beccato e gli sono stati affibbiati cinque anni e quattro mesi di reclusione. Ora a Bollate affina il mestiere e assicura: «Appena esco da qui, rigo dritto, voglio specializzarmi nella gestione della rete». Per il peruviano Luis, 47 anni, invece, seguire il corso di informatica è una manna dal cielo visto che era programmatore prima «dell'incidente domestico» contro la sua ex -moglie che gli ha procurato dieci anni dietro le sbarre. Ne ha scontato uno solo ma è fiducioso di poter uscire in permesso tra qualche tempo e intanto impara anche l'arte culinaria nel corso di alberghiero interno. «Mi piace cucinare e il mio piatto forte è la pasta alla carbonara». Luis spera però di cimentarsi in qualcosa di più creativo dopo il corso di cucina. Del resto il tempo per imparare non gli manca.

Come non manca a Maurizio, 56 anni, medico, diventato ergastolano per duplice omicidio di cui lui si dice estraneo. «Sono cocciuto per questo mi hanno dato la -fine pena mai-. Se avessi confessato avrei meno anni da scontare. Ma io sono innocente». Non la pensano così i giudici, compresi quelli della Cassazione, le prove sembrano schiaccianti e lui a casa non ci tornerà mai più. Ma l'informatica gli ha già dato la possibilità di uscire da dietro le sbarre. Siccome l'istruzione è un diritto per tutti, Maurizio, che ha la testa fina e grande competenza informatica, ogni 15 giorni esce da Bollate con due agenti di scorta, un'auto di servizio e un autista. Lui segue un corso di cyber security nell'ufficio Cisco di Cascina Merlata per sei ore, mentre i tre angeli custodi lo aspettano con pazienza. Poi ritorna dentro fino alla prossima lezione.

La solidarietà

Maurizio però, nonostante i suoi trascorsi, è molto stimato dai compagni perché le sue competenze le trasmette agli altri che seguono, per esempio, il corso informatico base. Del resto nell'aula Cisco «ogni studente più anziano, ha il dovere morale di aiutare in ogni modo gli studenti appena arrivati». E una delle regole che i detenuti definiscono «restituire il bene ricevuto».

Andrea, 28 anni, fisico palestrato e sguardo da fragile ex bravo ragazzo è uno di quelli appena entrati nel gruppo dei novellini. «Io vorrei saper fare un mestiere quando esco da qui spiega - ma per il momento ho solo il diploma di ragioneria che ho preso nel carcere di Busto Arsizio. Lì era un brutto ambiente, stavi sempre in cella, non è come qui a Bollate dove si vive in gruppo tutto il giorno». Andrea è un giovane-vecchio detenuto. E' già dieci anni che vive in prigione. Ha ucciso un amico a 18 anni, mentre era strafatto di cocaina. E' la storia di un ragazzo di periferia, con un padre assente e una madre che lavorava tanto per mantenerlo. «A 14 anni ho cominciato con gli spinelli, a 15 la cocaina. I miei idoli? Erano i ragazzi tutti griffati con i macchinoni. Li trovavo molto fighi. E così, per imitare loro, sono finito nella m...». Ha gli occhi inquieti, di chi non sa cosa farà del suo futuro. Tra cinque anni finisce di scontare la pena ma sembra ancora molto fragile. «Un anno di sedute dallo psicologo non mi è servito a nulla. Qui dentro ti riempiono di Valium se lo vuoi, ma se ti fai uno spinello quando sei in libertà vigilata sono guai». Il suo futuro resta ancora molto incerto. «Non so fare molto, temo di non essere portato per l'informatica. In questi anni mi sono concentrato sulla ginnastica. Forse potrei fare il personal trainer».

Silvio, 42 anni, di Siracusa, ha invece le idee chiare sul suo futuro. «Io sono capace solo a fare il carcerato» dichiara con disarmante realismo. «Qui seguo il corso di computer e sto bene. Se esco combino danni». E in effetti la maggior parte della sua vita l'ha passata dietro le sbarre. Ha cominciato presto a delinquere. Famiglia disastrata alle spalle, è entrato in carcere minorile a 16 anni e ne è uscito a 18 solo per pochi mesi. E' rientrato in cella quando non aveva neppure compiuto 19 anni e ci è rimasto fino a 26. Il tempo di prendere una boccata d'aria ed eccolo rientrare nel suo mondo penitenziario dove ci è rimasto fino a 38 anni. E' riuscito a stare fuori solo per un anno e a 39 anni di nuovo dentro. La sua specialità? «Sono uno che lavora in banca» spiega ironico. Lui infatti è specializzato in rapine. Preferibilmente quelle del Centro-Nord. Ha lasciato il suo marchio a Bologna, Rovigo, Trento e Venezia. Ad Argenta ha «visitato» la filiale Unicredit, a Ferrara il Monte Paschi di Siena, a Carbonera ha assaltato la Banca Antonveneta.

La sua sembra una storia senza speranza. Eppure Silvio ha una faccia allegra, con un gran senso dell'umorismo. «Nell'ultimo colpo ho sequestrato delle persone. Comunque nessuno si è fatto male, poi sono arrivati carabinieri e rieccomi a casa mia». L'ultimo colpo l'ha fatto a Milano alla Banca del Marocco: «Nelle banche italiane non vale più la pena rischiare perché con le nuove regole ci sono pochissimi contanti».