Ex soldatessa confessa: «Ho rubato e diffuso duemila documenti riservati dell’esercito»

Ha approfittato del servizio di leva per dare la caccia allo scoop, senza curarsi della sicurezza nazionale. Anat Kamm, una giovane giornalista israeliana, ha ammesso oggi davanti al tribunale di Tel Aviv di aver divulgato circa 2000 documenti riservati dell’esercito, parte dei quali altamente segreti, di cui era giunta in possesso durante il suo servizio di leva.
La giovane aveva consegnato questi documenti a un giornalista del quotidiano liberal Haaretz, Uri Blau, che aveva conosciuto lavorando per un sito legato al giornale. Quest’ultimo nel 2008, in un dettagliato servizio, pubblicato col permesso della censura militare, aveva denunciato i metodi altamente controversi usati dall’esercito nei territori occupati e pure svelato che due miliziani della Jihad Islamica erano stati deliberatamente uccisi in Cisgiordania dalle forze di sicurezza e non nel corso di uno scontro a fuoco, come aveva sostenuto un portavoce militare.
Almeno uno dei due palestinesi, alcuni mesi prima, era stato segnalato come obiettivo da liquidare dall’allora comandante della regione centrale e attuale vice capo di stato maggiore, generale Yair Naveh, nella cui segreteria Kamm aveva lavorato, ottenendo l’accesso ai documenti più riservati e perfino al suo computer personale.
L’ordine dato da Naveh, apparentemente, violava stretti limiti imposti dalla Corte Suprema alle cosiddette «operazioni preventive». Il tribunale ha accettato la confessione della giovane, frutto di un patteggiamento tra la difesa e l’accusa. Quest’ ultima ha rinunciato all’imputazione più grave di spionaggio con l’intento deliberato di minare la sicurezza dello stato, che prevede l’ergastolo come pena massima.
Kamm, che è da un anno agli arresti domiciliari, rischia comunque una condanna che potrebbe arrivare a 15 anni di reclusione. La giovane ha motivato la consegna dei documenti a Blau affermando che «per me era importante informare il pubblico sui metodi dell’ esercito. La storia ha perdonato chi ha messo in guardia contro crimini di guerra».