Ex suore in catene per tornare in convento

Suor Albina Locantore, 73 anni, di Pisticci (Matera), un tempo priora
del monastero di S. Maria del Carmine di Camerino (Macerata) e suor
Teresa Izzi, 79 anni, di Fondi (Latina), hanno inscenato la protesta in piazza San Pietro: "Cacciate ingiustamente". E c'è un uomo indagato

Roma - Due ex suore carmelitane di clausura sulla soglia degli 80 anni si sono incatenate questa mattina davanti a piazza S.Pietro, poco prima dell'Angelus, per protestare contro quella che ritengono una ingiusta 'cacciata' dal loro convento, in cui chiedono di poter ritornare. Loro dicono di essersene allontanate per motivi di salute con regolare autorizzazione e di non esservi state riammesse perché colpite da una serie di ingiuste accuse. Dagli archivi giudiziari spunta una storia di truffe e circonvenzione d'incapace da parte di un giovane custode del convento, rinviato a giudizio nel 2007. Il Vaticano si trincera dietro un totale silenzio. Il legale delle due ex religiose, un avvocato di Modena, è irreperibile.

Di certo, per ora, c'é solo il disperato gesto delle due anziane donne, senza precedenti in quella piazza S. Pietro pur non di rado teatro di fatti di cronaca e gesti dimostrativi. Suor Albina Locantore, 73 anni, di Pisticci (Matera), un tempo priora del monastero di S. Maria del Carmine di Camerino (Macerata) e suor Teresa Izzi, 79 anni, di Fondi (Latina), sono giunte poco dopo le 10, sotto una pioggia battente, davanti alla sede della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica vestendo l'abito monacale, con una portavoce, due sedie, dei cartelli, un manifesto e due grosse catene, con le quali si sono legate alla base di un lampione. Sul manifesto affermano di protestare perché "dopo, rispettivamente, 50 e 60 anni di vita monastica donata alla Chiesa, siamo state cacciate dal monastero e dalla vita religiosa e gettate sulla strada come due sacchi di pattume", "tutto questo perché non ci siamo sottomesse a superiori prepotenti e affaristi e alle loro inaccettabili richieste".

Discreto l'intervento delle forze dell'ordine, che per un paio d'ore si sono limitate a sorvegliare l'avvicinarsi di fotografi, giornalisti e curiosi. Promettendo rivelazioni nei giorni a seguire, le due ex religiose hanno spiegato, in breve, di aver lasciato il monastero nel 2005 per motivi di salute, con tanto di autorizzazione della curia e della Congregazione. Una di loro doveva sottoporsi a un intervento, e l'altra l'avrebbe accompagnata. Concluso un periodo di convalescenza presso una famiglia amica, sempre a Modena, sarebbero tornate in convento, dove, però, non sono state lasciate entrare. A Camerino la vicenda aveva fatto scalpore, pur trovando scarso spazio sulle pagine locali in cui si sottolineava che l'allontamento sarebbe stato deciso dalla curia a seguito di un'ispezione eccelesiale e, poi, di un'inchiesta della procura. L'ispezione aveva messo in luce varie irregolarità, tra le quali la presenza di un uomo, all'interno del monastero di clausura, un giovane ex carabiniere assunto come custode e tuttofare. Alcune religiose (nove in tutto e tutte piuttosto anziane) sostenevano che l'uomo le proteggeva e le aiutava a mandare avanti il convento. Dall'ispezione, però, erano emersi anche ammanchi di denaro, sui quali era stata aperta un'inchiesta della magistratura, fino al rinvio a giudizio dell'uomo per truffa e circonvenzione di incapace.

Le due ex suore ribattono: "Sono tutte menzogne", e promettono ulteriore battaglia, nei tribunali e in Vaticano. Del resto, non sarebbe il primo episodio di controversia all'interno dei conventi, sempre più spesso teatro di scontri tra gli stessi religiosi, tanto da giustificare una recente 'istruzione' della Congregazione sui temi "dell'obbedienza e dell'autorità".