Expo, 72 ore di tregua prima dell’ok di Parigi

Ieri pranzo segreto tra la Moratti e Formigoni nel tentativo di
appianare i contrasti sulla futura destinazione delle aree. Martedì il
sindaco davanti ai commissari del Bie per il via libera definitivo al
dossier. E da mercoledì si ricomincia

All’indomani del sì di Gruppo Cabassi e Fondazione Fiera alle cessione incondizionata delle aree di loro proprietà per la realizzazione di Expo e a tre giorni dalla missione parigina al Bie, il sindaco e commissario straordinario Letizia Moratti e il governatore Roberto Formigoni si sono visti a pranzo. Per molti il pranzo della pace dopo le polemiche delle settimane scorse. Grande assente (giustificato) il presidente della Provincia e coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà. Un incontro avvenuto lontano dagli occhi e dalle orecchie indiscrete dei giornalisti per proteggere una privacy che nemmeno casa Moratti - dove si era svolta la cena decisiva tra i soci una settimana fa - poteva assicurare. La lady di ferro, che ha scelto la via del comodato d’uso in zona Cesarini - appena in tempo per dimostrare al Bureau International des Expositions che Milano è pronta per registare il dossier di candidatura - ora si trova con il cerino delle responsabilità in mano. Da un lato la firma del sindaco sul documento del 2007 inchioderebbe Letizia Moratti a un impegno sulle aree con i privati, dall’altro l’aver forzato la mano nel braccio di ferro con Formigoni ora rischia di lasciare il commissario straordinario isolata soprattutto sulle battaglie che dovrà affrontare dopo la visita di martedì. «Il percorso che abbiamo fatto è sempre stato contraddistinto dal gioco di squadra - la Moratti cerca di blandire il presidente -. La scelta del comodato d’uso è stata una scelta condivisa e credo che ci porterà ad avere un lascito importante per la città, che sarà davvero un’eredità che lascerà un segno a Milano. Questo è stato un percorso condiviso».
Perché non prendere l’uomo per la gola? Un buon risotto e un dolce al cioccolato aiutano a rasserenare gli animi e a cercare una sponda per il futuro, firmando una tregua (armata). Sembra infatti che in Regione si continuino a nutrire dubbi sulla soluzione adottata, ovvero il comodato d’uso, che non tutelerebbe abbastanza i soci pubblici anche da un punto di vista legale. «La newco non è stata valutata perchè le offerte economiche avrebbero potuto penalizzare la fondazione» diceva due giorni fa Giampiero Cantoni, il presidente della Fondazione Fiera. «Ognuno ha le sue idee, a volte giuste, a volte sbagliate» la risposta secca del governatore Formigoni. A calmare le acque prova il presidente Podestà: «Adesso che il nodo legato alle aree di Expo è stato superato dall’accordo con i privati sul comodato d’uso, mi auguro che la pianificazione dell’evento torni a essere inquadrata in un’ottica non sfasata dall’eccessiva attenzione riservata ai terreni».
É presto anche per i privati per cantare vittoria: da definire ancora gli indici edificatori - che saranno stabiliti nell’accordo di programma - e il contributo economico che Fondazione Fiera e Cabassi dovranno dare per realizzare le infrastrutture dell’area. Questo il tavolo che vedrà sfidarsi soci pubblici e privati e su cui si giocano grossi interessi. «Ci sarà un iter urbanistico che sarà oggetto di possibili accordi, tenendo presente l’equilibrio economico e finanziario dell’operazione» aveva spiegato Cantoni. Ora c’è la tregua. Fino a martedì.