Padiglione Italia, sprint per i lavori. E arriva anche la Corea del Nord

Corsa contro il tempo per finire. Le rassicurazione di Sala, il ritardo turco. "Le opere di servizio e le infrastrutture sono ultimate al 95%"

Ci sarà anche la Corea del Nord, capitale del ginseng ma soprattutto uno degli Stati più impenetrabili al mondo. Ultima arrivata in questa Expo che mette insieme Paesi lontani o con qualche difficoltà diplomatica aperta. «Stati Uniti accanto all'Iran, o Città del Vaticano di fronte a Israele. Ci confermiamo un luogo di confronto e di pace» commenta il commissario Giuseppe Sala, raccontando questa geopolitica che guarda molto all'Est e all'Africa. All'ultimo tagliando del Bie, giovedì scorso a Parigi, Sala racconta che è filato tutto liscio. Grande soddisfazione della Francia («e non è facile...» scherza), approvazione del segretario Bie, Vicente Loscertales. Cinquanta Paesi col padiglione proprio e un totale di 150 Paesi riuniti nei cluster a tema. Infrastrutture complete al 95 per cento. Nessun problema?

Non proprio, perché a destare qualche preoccupazione rimane Padiglione Italia, il fiore all'occhiello del nostro Paese: le foto che lo ritraggono lasciano spazio all'ansia da ultimo minuto. «Basta autolesionismo, invito l'Italia a tifare» dice Diana Bracco, commissario del Padiglione e presidente di Expo 2015, lì dal primo momento, indenne in mezzo a ogni vortice di nomine, scandali, rivolgimenti. È la Bracco stessa a lasciar intendere che non tutto potrebbe essere pronto dal primo momento. E intanto si diffondono le voci tra i gestori di altri stand che Padiglione Italia ha chiesto altrove nel sito eventuali disponibilità per gli appuntamenti dei primi giorni, così da poterli garantire comunque. «Padiglione Italia si pone l'obiettivo di aprire al pubblico il primo maggio con tutto possibilmente completo, ci saranno punti assolutamente definitivi, ci sarà forse qualche rifinitura da fare, comunque aprirà al pubblico questa ricchezza di mostre, spunti e suggestioni» sintetizza e in qualche modo fa capire Bracco.

Alla conferenza stampa che fa il punto sui lavori Expo scorrono le slides dei Paesi. C'è la rete del Brasile sulla quale si potrà camminare, il Giappone 'Non solo sushi', il Vietnam bambù, l'Angola che ha finito, Moldavia, Bielorussia, Uruguay, la Cina in avanzamento, Israele tutto verde, avveniristica la Gran Bretagna. Impressiona quanto sia indietro la Turchia, anche perché l'area è grande. Altri Paesi ritardatari hanno fatto passi da gigante. Uno per tutti: la Russia. Ci sono i padiglioni corporate delle banche e di Slow Food. E l'appalto Eataly senza concorso? Sala si difende: «Lo rifarei. C'è un solo campione italiano che era in grado di gestire un evento del genere ed è Oscar Farinetti. Anche il commissario Cantone ha detto che è tutto legittimo».

Si parla del caso Dante Ferretti, che sembra rientrato: la metà dei mercatini artistici (pesce, frutta, pane...) che decoreranno il Decumano sarà pronta per il primo maggio, l'altra metà dovrà attendere il 2 giugno. Per risolvere la disputa sui ritardi scatenata dallo scenografo premio Oscar è stata necessaria la mediazione nientemeno che dell'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contattato dal ministro Martina. Sala spiega che non è l'unica questione del genere: «Non voglio sminuire il caso ma abbiamo tanti problemi simili. Le regole del Bie ci chiedono di garantire le visite dei padiglioni».

Tema cruciale: come arrivare. «Il nostro obiettivo è che arrivi in auto quanta meno gente possibile» spiega Sala. Ci sono metro, passante, autobus: tutti i dettagli nei prossimi giorni. Al momento una raccomandazione: «Chi vuole il posto auto garantito dovrà prenotare».