Expo: battere i turchi. Con un po’ di malizia

(...) Il problema è che lo scontro è anche tra Italia e Turchia, e qui cominciano le dolenti note: per dirla tutta, oggi che il governo Prodi ha abbandonato l'ancoraggio americano e non ha trovato le sponde su cui contava a Parigi e a Berlino, sulla scena mondiale la Turchia conta più di noi, sia perché gode di vasti appoggi nel mondo islamico e in parti dell'Asia, sia perché in molti hanno bisogno di lei: gli Stati Uniti per via delle basi militari essenziali alla guerra in Iraq, la Russia per i problemi del Caucaso, le grandi compagnie petrolifere per via degli oleodotti. Dal momento che le votazioni per l'assegnazione di grandi eventi vengono di solito inserite in pacchetti di «do ut des», non ci sarebbe neppure da stupirsi troppo se votassero per Smirne Francia e Germania, tanto per farsi perdonare l'opposizione alla piena adesione della Turchia alla Ue.
Nell'insieme Letizia Moratti ha fatto una buona campagna e la visita degli ispettori del Bureau a Milano è stata un successo, anche se le grandi opere in programma per l'Expo sono ancora sulla carta. Grazie al cielo, è stata evitata anche la figuraccia dello sciopero che minacciava di cancellare la prima della Scala, un evento che ha sicuramente giovato alla nostra candidatura. È invece lecito dubitare della saggezza di affidare la «campagna itinerante», necessaria per sensibilizzare anche i Paesi minori, al sottosegretario Bobo Craxi, che sarà anche milanese e porta un nome illustre, ma non è né un poliglotta né un peso massimo della politica. Probabilmente, fare due o tre volte il giro del mondo da Vip gli avrà fatto anche piacere, ma sarebbe stato meglio rivolgersi a qualcuno un po' più versato nelle trattative diplomatiche. Per quanto ci risulta, sotto questo rispetto i turchi stanno facendo meglio.
Sia Milano sia Smirne stanno puntando moltissimo sulla assegnazione dell'evento. Sia la Moratti, sia il sindaco della grande metropoli sul mare Egeo (3 milioni e più di abitanti) ne hanno fatto la stella polare delle rispettive amministrazioni, anche in contrasto con esponenti delle loro alleanze elettorali, e per entrambi il contraccolpo di una bocciatura sarebbe forte. Donna Letizia, in particolare, dovrebbe rivedere le sue priorità, e potrebbe vedere compromessi alcuni dei progetti che le stanno più a cuore. Ecco perché, conoscendo ormai pregi e difetti della città concorrente, è necessario compiere un ultimo e intenso sforzo di lobbying, ricorrendo magari anche a un po' di pubblicità negativa (vedi gli slum di Smirne, in confronto ai quali il Gratosoglio è un paradiso). Per nostra stessa scelta, la posta in gioco è altissima, e lasciare, magari per un malinteso riguardo verso la Farnesina, qualcosa di intentato sarebbe imperdonabile.